La rinascita dei grani antichi è molto più che una moda

Rispettano la vocazionalità ambientale, sono espressione della identità culturale di un territorio, hanno caratteristiche organolettiche peculiari e diverse tra di loro, alimentano e fanno crescere filiere locali, creano comunità. Ecco un elenco, forse non tutti, di motivi per cui l’ascesa anche mediatica dei grani tradizionali non può essere ridotta ad una moda, ma andrebbe incoraggiata e sostenuta (a partire dal prezzo riconosciuto ai contadini).

Il fenomeno del ritorno alle varietà locali (con il Senatore Cappelli a farla da padrone) è esplosa in Italia negli ultimi anni, con un trend di crescita che nella campagna 2017-2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1000 ettari del 2017 ai 5000 attuali (dati Coldiretti). Superficie che, secondo recenti studi, potrebbe addirittura raddoppiare. Scegliere grani tradizionali si inserisce in quel potenziale di piccole ma significative azioni che ciascuno di noi può mettere in campo nel quotidiano per contribuire a rendere più sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale quella fetta del sistema agroalimentare.

Grani e lavorazioni tradizionali saranno il filo conduttore della tre giorni di Sementia (www.sementia.it), la manifestazione organizzata da Slow Food Campania, che quest’anno, per la sua terza edizione, approda a Benevento dal 18 al 20 gennaio. Non un grano, ma i grani, al plurale, un patrimonio di biodiversità raccontato a partire da quello che i territori del Sannio e le persone che li vivono ancora custodiscono, in un contesto dove la cerealicoltura è di prossimità. È un evento di comunità e di formazione dal basso dove tutti gli attori della filiera cerealicola hanno l’occasione di condividere le loro esperienze e il loro lavoro. Quella che raccontano non è solo impresa, non è solo tradizione, non è solo comunità, ma è l’insieme di questi elementi. Quel senso di apertura al confronto, di accoglienza, quella capacità di essere e fare comunità rappresentano anche il miglior contraltare a una stagione di porti chiusi e di muri che si alzano, una risposta che passa dal condividere il pane che rende compagni, che riunisce attorno alla tavola, sia essa quella del pasto o quella di lavoro.

Giorgia Canali

Da La Stampa del 13 gennaio 2019

 

 

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