«La nostra salute è un diritto inalienabile, rivendichiamolo»

Carlo Petrini interviene alla lezione conclusiva del Master in cibo e Salute dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

«La nostra salute è un diritto inalienabile. Ed è giunto il momento di pretendere l’applicazione di questo diritto, in tutti gli ambiti e a partire dal cibo». Carlo Petrini interviene alla lezione conclusiva del Master in Cibo e Salute dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, un corso quanto mai attuale perché «Non ci sarà più spazio per nascondere questo legame. Il cibo può essere fonte di salute mentre troppo spesso lo è di malattia. Ce lo dice la crescita senza sosta di allergie e intolleranze, o, ancor più grave, di patologie come il diabete di tipo 2 associato a obesità e malnutrizione». Ecco perché l’Università di Pollenzo ha dato vita a questo Master che forma su «temi delicati e quanto mai attuali, che vorremmo portasse a una formazione che consenta una presa di coscienza e denuncia collettiva».

Il Master in Cibo e Salute si rivolge a professionisti del sistema sanitario, costruito su un percorso formativo teorico e pratico di approfondimento della relazione tra il nostro benessere e la nostra alimentazione, come per esempio l’analisi della complessa architettura degli additivi alimentari, tema chiave della lezione conclusiva. In pochi (forse pochissimi) conoscono quanti e quali aromi di sintesi assumiamo ogni giorno con il nostro cibo. E poco sappiamo quanto siano utilizzati gli esaltatori del gusto, gli edulcoranti di produzione chimica, i coloranti non naturali. Tutti ingredienti permessi dalla nostra legislazione, nonostante ancora manchi un’accurata analisi scientifica che indaghi le conseguenze dell’assunzione sul medio e lungo periodo.

«Ma qual è la causa degli attacchi alla nostra salute, proprio a partire dal nostro cibo quotidiano? Questa nostra economia senza scrupoli, che ci fa ammalare in nome del profitto, e in un quadro normativo condiviso e legale. Che invece dovremmo rifiutare» conclude Petrini, perché «la produzione alimentare dovrebbe avere a cuore il benessere individuale e della comunità, anche in termini salutistici. Ma alla prova dei fatti così non è».

Diventando merce il cibo ha perso il suo valore, la sua natura fino a farci addirittura ammalare. In attesa che la medicina ufficiale lavori ancora più seriamente non solo sui rimedi e sui farmaci ma anche sulla prevenzione, noi possiamo lavorare sull’informazione. Anche con l’aiuto dei prossimi diplomati ai Master in Cibo e Salute.

Giulia Capaldi
g.capaldi@slowfood.it

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