Fuori la Nestlé da Cascade Locks

cascade_locksC’è qualcosa di nuovo sul fronte della liberalizzazione dell’acqua: un paesino dell’Oregon, Cascade Locks, ha cacciato la Nestlé dalle proprie acque, impendendo alla multinazionale svizzera di aprire una centrale per l’imbottigliamento sul suo territorio.

Il 17 maggio scorso, i 1200 abitanti di questa piccola comunità rurale si sono espressi in un referendum per ufficializzare il loro deciso «no all’imbottigliamento del nostro futuro», come recita uno dei loro slogan. Gli ambientalisti di Local Water Alliance che hanno guidato le proteste possono essere fieri di questo risultato: otto anni di mobilitazioni hanno portato buoni frutti, anche contro un nemico che spesso sembra invincibile. Purtroppo la Nestlé ha sempre ottimi argomenti per convincere i governi locali a vendere qualunque cosa, anche la salute dei cittadini e della terra: in cambio di 450 milioni di litri d’acqua da imbottigliare, la multinazionale avrebbe rimpinguato le casse del comune con 135mila dollari di tasse all’anno. In più la nuova centrale avrebbe contrastato la disoccupazione, impiegando 50 persone «in un paese con una disoccupazione al 18,8%», come ha spesso ricordato il sindaco Gordon Zimmerman. Una proposta appetibile per le tasche del Comune, ma non certo per l’ambiente.

A nulla sono valsi i maldestri tentativi del sindaco che ben volentieri avrebbe accettato la proposta della multinazionale svizzera, per fortuna gli ambientalisti e il buon senso dei cittadini hanno avuto la meglio. Se il progetto fosse andato a buon fine, la Nestlé avrebbe imbottigliato il 10% dei consumi totali di Cascade Locks e in un’area a rischio siccità come la contea di Hood River County la minima diminuzione di risorse acquifere disponibili può rivelarsi molto dannosa, anche a distanza di molto tempo. «Se oggi l’acqua è una risorsa critica, ancor di più lo sarà negli anni a venire, quando aumenterà la popolazione e diminuiranno le risorse disponibili», sostengono i difensori dell’acqua pubblica. L’acqua, come il cibo, è un bene comune da difendere e soprattutto da non privatizzare: «venderla significa consegnare il nostro futuro nelle mani di altri».

Quello di Cascade Locks è un risultato che ci mette di ottimo umore e ci fa ben sperare: Hood River potrebbe essere la prima di una lunga serie di contee che si ribellano alle multinazionali e al loro tentativo di appropriarsi delle risorse di tutti. Già altri territori stanno seguendo il loro esempio: gli abitanti di Flathead County, in Montana, hanno manifestato contro la possibile apertura di una centrale di imbottigliamento e in California le autorità ambientali hanno proposto di analizzare l’impatto della centrale di imbottigliamento della Nestlé sulle montagne di San Bernardino. Il colosso svizzero ha subito un ulteriore colpo nel Maine dove gli è stata revocata l’autorizzazione ad attingere alla fonte di Fryeburg.

Non sono così fortunati gli abitanti di Flint nel Michigan, dove la Nestlé è il maggiore proprietario di falde acquifere e avvelena la popolazione con acqua al piombo. Altra cattiva notizia è che il mercato di bottiglie d’acqua è in crescita: con un giro di denaro di 14,2 miliardi di dollari il 2015 ha registrato un +8,4% rispetto all’anno precedente.

Sappiamo bene che la strada è ancora lunga, ma grazie ai cittadini di Cascade Locks un primo traguardo è stato raggiunto e la meta della tutela dei beni comuni diventa più vicina.

 

Francesca Monticone
f.monticone@slowfood.it

Fonti:
La Repubblica

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