La lotta al caporalato è una priorità per la nostra agricoltura

Sebbene in questi mesi altre vicende tragiche abbiano guadagnato i titoli di prima pagina, la lotta al caporalato continua a essere una priorità per la nostra agricoltura. La scorsa estate fu una strage silenziosa, che da Nord a Sud, complice il caldo, si lasciò dietro almeno dieci morti. Stando alle stime diffuse da Flai-Cgil, sono almeno 100mila i lavoratori agricoli, stranieri e italiani, che vivono in condizioni paraschiavistiche, guadagnando in media un salario inferiore del 50% rispetto a quanto previsto dai contratti di lavoro.

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Giovedì scorso è arrivato all’esame dell’aula in Senato il Ddl 2217 che introduce il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I colpevoli sono punibili con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 500 a 1000 euro per ciascun lavoratore sfruttato. Per la prima volta si definisce anche la responsabilità delle imprese che ricorrono ai caporali.

L’approvazione della legge prima della pausa estiva del Parlamento, sarebbe un segnale forte nella direzione suggerita, anche, dall’Osservatorio sulla legalità di Slow Food: tra le altre misure anti-caporalato, l’Osservatorio ha indicato anche l’obbligo di denunciare in anticipo le giornate di lavoro e l’esclusione dai contributi pubblici e dalle denominazioni di qualità per le aziende condannate.

Servono, però, interventi ad ampio raggio non solo sul caporalato ma contro l’intero business delle agromafie, uno dei temi forti di cui si discuterà a settembre nelle conferenze di Terra Madre Salone del Gusto. In questa direzione va la proposta di legge della Commissione ministeriale di riforma dei reati agroalimentari voluta dal Ministro Orlando e guidata da Giancarlo Caselli. Il testo di 49 articoli, che speriamo sia approvato il prima possibile, prevede l’introduzione dei reati di agropirateria, omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose e disastro sanitario. Strumenti essenziali per stroncare un business criminale da almeno 14 miliardi all’anno che ormai colpisce tutta la filiera agroalimentare, dalla manodopera ai finanziamenti europei.

Gaetano Pascale
g.pascale@slowfood.it

Da La Stampa del 31 luglio 2016

Abbiamo chiesto a Giancarlo Caselli che cosa ne pensa e cosa dovremmo fare per normare il sistema agroalimentare, a voi l’intervista 

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