La Francia dice no al land grabbing

Passa al Senato, in via definitiva, la norma che blocca le speculazioni delle terre agricole

Che i francesi siano attenti al proprio patrimonio (e che bene sappiano come valorizzarlo) non si può che riconoscere. E ora ne hanno combinata una (bella) delle loro. Questa volta non si tratta solo di difendere le tipicità locali o dichiarare fuori legge lo spreco alimentare. Si tratta di preservare l’agricoltura di piccola scala dagli attacchi degli speculatori.

Leggiamo su Le Monde che con l’ultimo voto del Senato, mercoledì 15 febbraio, il Parlamento francese ha adottato in via definitiva la proposta di legge destinata a fronteggiare l’accapparamento dei terreni agricoli (land grabbing) opera di affamati e spregiudicati investitori, a garantire la sovranità nazionale del Paese e a sostenere il modello di agricoltura familiare riconosciuto come prima forza dell’eccellenza alimentare. Chapeau.

Stando a quanto riporta Le Monde, il testo di legge segue l’acquisizione prestigiosi cru e terreni cerialicoli importanti da parte di investitori (speculatori ?) stranieri e nello specifico cinesi. Un fatto che deve aver ferito e non poco l’orgoglio nazionale. La Francia dunque dice no ai nuovi feudi, alla concentrazione in poche mani di fondi sterminati e alle conseguenti monoculture intensive che tanto piacciono a mercati e profittatori. E lo fa con una norma che assicura maggiore trasparenza nelle compravendite dei terreni agricoli. Come? I contraenti saranno obbligati a dichiarare la loro acquisizione, anche se acquistano meno del 100% delle azioni, soglia prevista dalla normativa precedente che in questo modo apriva la strada a possibili prelazioni, crescita dei prezzi dei terreni agricoli e diminuzione delle terre disponibili. Con buona pace dei giovani agricoltori desiderosi di investire nella terra.

Un esempio? Nel 2016, 1 700 ettari di un terreno nell’Indre (dipartimento francese della regione Centro-Valle della Loira) è stato acquistato da investitori cinesi a prezzi due volte superiori alla media. I venditori erano, per un cavillo legale, sfuggiti controllo della Società di Sviluppo del Territorio e Insediamento rurale (Safer) della regione Centro-Valle della Loira.

Inoltre, il testo adottato rinforza i poteri dei Safer, che già hanno un diritto di prelazione nelle compravendite, e perfeziona l’inquadramento giuridico in modo da prevenire speculazioni e finanziarizzazione dei terreni agricoli da parte delle imprese di investimento.

Certo, land grabbing in Francia ha un significato diverso da land grabbing in Africa. In Etiopia, per esempio, vuol dire violenze, omicidi, deportazioni, terrore perpetuato anche dalle autorità governative per favorire gli investimenti stranieri. L’augurio grande è che possano anche i Paesi africani desiderare e dotarsi di sistemi normativi capaci di arginare i ladri di terra. Nel rispetto della sovranità alimentare e della vera forza del continente Africano.

Fonte
www.lemonde.fr

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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