La birra artigianale italiana alla conquista del mondo

Copertina_Birre_2016_Piatto-500x500Rete, territorio, audacia, crescita ed equilibrio. Queste le parole d’ordine che oggi identificano il movimento brassicolo artigianale italiano, riunito a Saluzzo in occasione della presentazione della Guida alle birre d’Italia 2017 di Slow Food Editore. Si è parlato di esportazione, di nuovi mondi, di nuovi mercati da affrontare, di difficoltà e opportunità comuni. Un mercato, quello della birra artigianale italiana, che ha registrato una crescita del 4% nell’esportazione, soprattutto verso altri Paesi europei. Un fermento che si tocca con mano sia tra i produttori che tra i consumatori, sempre più interessati e curiosi di assaggiare birre particolari. Ma qual è il segreto delle birre artigianali italiane? «Il segreto sta nell’interesse dei birrai italiani verso le materie prime utilizzate e il legame con il territorio», racconta Damiano Cortese, ricercatoe presso l’università di Torino. «Qualche anno fa gli stranieri guardavano con diffidenza alle nostre birre alle castagne, mentre ora non vedono l’ora di assaggiare abbinamenti audaci e sempre più strani», fa eco Luca Giaccone, curatore della guida. «La verità è che i nostri birrifici stanno esprimendo caratteristiche uniche che non si trovano né nel mondo brassicolo tradizionale né in quello innovativo, riuscendo a creare un equilibrio unico, dato anche dalla nostra tradizionale attenzione al cibo e agli abbinamenti».

E per quanto riguarda il mercato estero? «È fondamentale che si faccia rete e che i birrai abbiano fiducia nelle loro capacità, non si deve mollare», ricorda Teo Musso, mente e cuore del birrificio Baladin. Infatti, nonostante siamo davanti a una realtà economica vera e propria, manca ancora un’ossatura normativa che definisca la birra artigianale e la tuteli in modo adeguato, come sottolinea Fernanda Roggero, caporedattore de Il Sole 24 ore.

Esempio di audacia e successo fra tutti è quello di Manuel Piccoli, del birrificio del Ducato, che ha deciso non solo di puntare sull’esportazione, ma di aprire un pub «nella tana del lupo, nel centro di Londra». Esperienza non facile e irta di ostacoli. «I primi tre mesi sono stati drammatici, gli inglesi entravano e giravano i tacchi non appena capivano che non avremmo dato loro le birre inglesi. È stato grazie alla nostra testa dura che siamo riusciti a raccontare il progetto e far capire che offrivamo ottime birre». L’obiettivo era davvero ambizioso: «Abbiamo deciso di portare il movimento brassicolo artigianale italiano a Londra con tutte le sue sfaccettture, perché ogni birra individua il birraio e il territorio in cui si produce. A questo abbiamo abbinato i migliori prodotti italiani, dai formaggi ai salumi, trasformando il pub in uno spaccato delle migliori tradizioni del Bel Paese». Insomma, scommessa vinta.

Una guida, quella 2017, diventata «adulta», come racconta Eugenio Signoroni, curatore del volume. «Una guida fatta conoscendo tutti i produttori, ascoltando le loro storie, assaggiando tutte le birre, un progetto in costante crescita che racconta l’Italia della birra artigianale in modo unico e sempre diverso, andando al di là dei riconoscimenti classici per puntare anche sulle birre quotidiane. Abbiamo visto un movimento consolidato ormai in tutta Italia, una maggior consapevolezza da parte dei birrai, una maggiore energia. Scoprendo birre che stupiscono per semplicità ed equilibrio».

E ora, bando alle ciance, alle 16 c’è la grande degustazione delle migliori birre presenti in guida, vi aspettiamo a C’è fermento! (piazza Montebello 1, Saluzzo)

E per chi non ha ancora acquistato la Guida alle Birre d’Italia, questa è la vostra occasione!

La presentazione è stata organizzata in collaborazione con RCR Cristalleria Italiana, Liebherr, Città di Saluzzo, Fondazione Amleto Bertoni, C’è Fermento, Slow Food Marchesato di Saluzzo.

 

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