Istat, male i consumi alimentari

Male i consumi, peggio ancora quelli alimentari: l’Istat fotografa un leggerissimo incremento delle vendite al dettaglio nel mese di maggio 2016 (+0,3% in valore e +0,2% in volume), che diminuisce però sia nella media trimestrale marzo-maggio (-0,3%) sia rispetto a maggio 2015.

Prendendo a riferimento lo stesso mese dell’anno scorso, infatti, le vendite diminuiscono complessivamente sia in valore (-1,3%), sia in volume (-1,8%). Il calo più sostenuto, come dicevamo, si rileva per i prodotti alimentari: -1,8% in valore e -2,0% in volume.

I cali nelle vendite al dettaglio colpiscono tutte le attività commerciali, compresi gli hard discount. Nei piccoli negozi gli acquisti di prodotti alimentari diminuiscono addirittura del 3,2% (dello 0,4% quelli non alimentari). Nella grande distribuzione, il valore delle vendite segna una variazione negativa dell’1,3% per i prodotti alimentari e del 2,4% per gli altri articoli. In particolare, negli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare il volume degli affari diminuisce in tutte le tipologie distributive: ipermercati (-2,5%), supermercati (-1,4%) e discount (-02%).

Solo poche settimane fa l’Istituto nazionale di statistica aveva lanciato l’allarme sul numero record di italiani in condizioni di indigenza: 1 milione e 582mila famiglie, pari a 4 milioni e 598mila individui, cioè il dato più alto registrato dal 2005 ad oggi.

Si è parlato meno, invece, dell’inchiesta sui consumi delle famiglie nel 2015, pubblicata pochi giorni fa. Secondo le rilevazioni, lo 0,9% delle famiglie, cioè circa 228mila nuclei familiari, non avrebbe speso nulla per generi alimentari nel corso dell’ultimo anno: spicca in questo segmento un 7,4% di famiglie che non hanno acquistato acqua e altre bevande.

Quanto è merito di una riscoperta dell’autoconsumo o quanto, invece, segnale di una crisi perdurante? Questa, forse, è una risposta che i numeri non offrono.

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