Europa: servono norme differenti per industria e produzioni artigianali

Il problema non è secondario ed è molto sentito da tutti i produttori di piccola scala. Parliamo di burocrazia e in particolare delle norme igienico-sanitarie, necessarie ma talvolta sproporzionate – e spesso troppo complicate – rispetto alla dimensione delle realtà artigianali a cui si applicano. Questo vale in particolare per il settore caseario, dove le piccole produzioni a latte crudo devono sottostare alle stesse imposizioni a cui sono soggette le grandi industrie della pastorizzazione, impedendo alle prime di adottare tecniche tradizionali e quindi finendo per svalutare la qualità del prodotto finale.

Slow Food ha lanciato un sondaggio per raccogliere le voci dei contadini europei, con l’obiettivo di riportare alle istituzioni internazionali le loro opinioni in relazione alle politiche agricole e alle criticità che ostacolano la loro attività. Una consultazione che coinvolge sette paesi europei (Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Olanda, Svezia e Romania) e che rimarrà aperta ancora per un mese.

A Cheese, l’associazione della Chiocciola ha voluto comunque anticipare qualche impressione, in particolare il senso di divario che le piccole realtà vivono rispetto alle istituzioni, spesso poco ancorate al territorio ma interlocutori “obbligatori” quando si tratta di contributi economici, come ad esempio la Pac (Politica Agricola Comune) con la quale l’Ue sostiene il settore agricolo europeo. Oltre al peso burocratico a cui sono sottoposti i destinatari di questi fondi, dalla consultazione emerge un’ottica di sterile assistenzialismo: «Gli aiuti finanziari sembrano più un modo per tranquillizzare il produttore invece che valorizzare davvero il suo prodotto» interviene Giorgio Ferrero, Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, commentando i risultati della consultazione. «Se continuiamo a sostenere i contadini seguendo il modello industriale, faremo degli investimenti a perdere. Ci vuole invece una prospettiva più di lungo termine».

Che peraltro molti artigiani hanno già abbozzato: come ad esempio puntare di più su una progettazione integrata, che vada al di là del semplice rapporto agricoltura-igiene, ma che coinvolga anche l’ambiente, il turismo e, perché no, pure i trasporti. Ma per farlo c’è bisogno di un’estesa collaborazione tra i diversi dipartimenti delle istituzioni europee.

Ed è proprio su questo punto che si sofferma Vujadin Kovacevic, Policy Officer della Direzione Generale Ambiente in Commissione Europea: «La mia Direzione sta collaborando sempre più con la Dg Agricoltura. Segno questo che il discorso inizia a essere affrontato in maniera nuova, più trasversale. A tal proposito abbiamo avviato un programma sperimentale in tre Paesi europei (Spagna, Inghilterra e Irlanda e consultabile sul sito ec.europa.eu/environment/nature, nda), a sostegno di una Pac maggiormente orientata ai risultati ottenuti: concedendo risorse in base agli obiettivi raggiunti e misurati tramite scheda di valutazione, si spinge il produttore a sganciarsi dall’ottica dell’assistenza. Dalle prime conclusioni possiamo notare un grado di soddisfazione maggiore tra i nostri interlocutori, un senso di partecipazione più esteso e anche un aumento del senso di utilità verso la comunità da parte dei produttori stessi. Risultati positivi che speriamo di poter allargare presto anche agli altri Paesi».

Oltre a questo, qualcosa di pratico già c’è. FACE Network, rete a cui hanno aderito finora già decine di associazioni europee che operano in difesa dei produttori di piccola scala, ha appena pubblicato una guida – per ora solo in lingua inglese ma che presto verrà tradotta in 23 idiomi – a proposito delle buone pratiche d’igiene nel settore lattiero-caseario europeo. «In molti paesi i produttori di formaggi e i prodotti lattiero-caseari hanno spesso difficoltà a far riconoscere alle amministrazioni nazionali che i loro prodotti sono pienamente conformi agli standard europei» spiega Yolande Moulem, coordinatrice di FACE network. «Questo accade nonostante il pacchetto di norme igienico-sanitarie previsto dall’Unione Europea preveda un’applicazione “flessibile” di ciascun testo a livello nazionale, invitando a tener conto della dimensione degli stabilimenti e della natura tradizionale dei prodotti. Per questo motivo, dal 2015 abbiamo costantemente lavorato per diffondere una corretta conoscenza delle norme e, dopo aver ottenuto il sostegno della Commissione europea e il coinvolgimento di tutti i 27 paesi membri dell’Ue, possiamo diffondere uno strumento importante che aiuti gli operatori del settore alimentare a comprendere meglio le regole d’igiene del proprio paese e ad applicarle nel proprio settore di riferimento».

Maurizio Bongioanni
m.bongioanni@slowfood.it

 

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus