«Il futuro è nella terra». Il pastore sardo che sfida la multinazionale

Arriva dalla Sardegna l’ultima battaglia di Davide contro Golia. E ha del paradossale. Per farla molto breve si vogliono rendere inutilizzabili ai fini agricoli, e quindi alimentari, un bel pascolo e un terreno fertile e irriguo, nella piana campidanese, al sud della Sardegna. Un terreno oggi destinato alla coltivazione di cereali, a pascoli e all’allevamento ovino, nel rispetto non solo dell’ambiente, ma della storia, della cultura e dell’identità di un popolo che troppo spesso si è lasciato bistrattare. Ma che questa volta cerca di affermare le proprie ragioni.

La storia sembra di averla già sentita, ma questa volta sembra che sarà Golia ad avere la meglio.pascoliSardegna

Il rappresentante di multinazionale giapponese, la Flumini Mannu Ltd, con sede legale a Londra e sede fiscale a Macomer (Nu), si è presentato alla porta di Giovanni Cualbu, fiero pastore di Fonni (laborioso borgo della Barbagia di Ollolai), con una valigia piena di soldi. L’offerta che “non si poteva rifiutare” è l’acquisto delle terre dove la famiglia Cualbu vive e lavora sin dal 1800. A Decimoputzu (Ca) per l’esattezza. Per farne cosa? Un impianto solare termodinamico di 270 ettari, enormi pannelli specchiati e mobili che andrebbero a costituire la centrale solare più grande d’Europa. La svolta per il benessere e l’economia isolana, non credete anche voi?

Giovanni, classe 1939 e quindi insomma, non proprio un giovanotto, declina l’invito e pensa al futuro dei suoi figli, un futuro che vuole legato alla terra. Ma la risposta negativa non ha certo entusiasmato il gaudente rappresentante, e nemmeno la multinazionale asiatica che non vuole vedere sfumare il ghiotto investimento. Sapete dunque che fa? Si rivolge direttamente al ministero dell’Ambiente che, considerata la potenza del parco solare, detiene la competenza del caso. La vicenda finirà qui, con un secco no ministeriale, penserete voi. E invece no. Il nostro lungimirante ministero ha appena espresso parere positivo sulla Valutazione di impatto ambientale (Via) del fantasmagorico impianto solare. Avviando l’esproprio per “pubblica utilità” di circa 100 ettari di terreno dei Cualbu. Noi non abbiamo capito in che senso questa “utilità” sia “pubblica”: non si tratta di costruire una scuola, né di nessuna delle infrastrutture di cui la Sardegna avrebbe tanto bisogno. Si tratta di un investimento privato che punta a un profitto privato.

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«Come si fa ad affermare che un progetto del genere sia sostenibile? Gli impianti arrivano fino al nucleo aziendale, a centro metri dalla stalla, dal fienile, dalla nostra casa. Le nostre pecore dovrebbero pascolare sotto questi enormi pannelli che si surriscaldano, facendo innalzare la temperatura dell’ambiente circostante 4 gradi. Come si può pretendere che i nostri animali possano andare al pascolo la sotto? Chi vorrebbe più il nostro latte?» si chiede Maria Cualbu, figlia di Giovanni.

Oggi l’azienda Cualbu è una bella realtà: alcune centinaia di ettari destinati alla coltura dei cereali, «Coltiviamo avena, orzo, grano per il bestiame» ci dice Maria, stalle, una vaccheria per l’ingrasso di vitelli, bovini e cavalli, una mungitura meccanizzata e un carro miscelatore per l’alimentazione delle 1800 pecore dell’allevamento. Capi ovini selezionati e pluripremiati. «Eppure, nel loro progetto è scritto che pratichiamo allevamento arcaico, che la nostra è un’azienda al limite della sopravvivenza. Parlano addirittura di sottosviluppo economico e culturale» racconta Giovanni a La Stampa.
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Naturalmente questa vicenda ha suscitato parecchia attenzione anche (e per fortuna) da parte delle amministrazioni locali. La Regione Sardegna non scalpita affatto per vedersi sepolta sotto enormi pannelli surriscaldati quasi trecento ettari di terra. E nemmeno il Comune. Persino il Ministero dei Beni culturali ha espresso un certo scetticismo.

«Ora aspettiamo che il ministero per l’Ambiente pubblichi le ragioni del suo Via per poterlo impugnare. Tra l’altro non rischiamo solo i 100 ettari da destinare all’impianto, ma altre aree della nostra azienda saranno coinvolte. La vecchia strada comunale che collega Decimoputzu e Villacidro dovrà a essere deviata a causa dell’impianto passerà dalla nostra azienda. Un danno dopo l’altro».

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonti:
La Stampa
Il Fatto quotidiano

Le foto (tutte di Alberto Peroli) ritraggono l’area di Produzione del pecorino di Osilo e del Fiore Sardo dei pastori, entrambi Presìdi Slow Food. E sono dunque puramente rappresentative e non si riferiscono all’azienda Cualbu.

 

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