Il land grabbing si mangia l’Africa. Ma non alziamo le spalle, l’Europa (Italia compresa) non è fuori pericolo

Sono oltre 56 milioni gli ettari di terra che l’Africa ha ceduto ai grabbers. Avete letto bene: cinquantasei milioni. In Mali si parla di quasi l’85% del terreno coltivabile ceduto in affitto o in compravendita. In Tanzania, oltre 3.000 contadini sono stati sfrattati da grossi investitori stranieri in un solo anno.landgrabbing

Il risultato lo conosciamo bene, lo vediamo ogni giorno al Tg, mentre ceniamo con le nostre famiglie. Privare le popolazioni locali dell’acqua, della terra e dunque del cibo è ovviamente tra le prime cause di impoverimento. Il land grabbing è un furto che costringe intere comunità all’esodo, ad attraversare il deserto, e poi il mare. Per chi ce la fa (vi consiglio a tal proposito il bellissimo documentario di Gianfranco Rosi, Fuocoammare, storia di migranti fresco di vincita dell’Orso d’Oro alla Berlinale). Che poi non è detto che chi ce la faccia trovi una vita degna di questo nome: nella maggior parte dei casi si finisce per venire intrappolati nella rete di sfruttamento e caporalato che tristemente e vergognosamente caratterizza la filiera alimentare del nostro Paese.

Eppure questa emergenza lascia indifferenti molti di noi e ancor più grave i Governi responsabili. Per ricordare e chiedere a politica e istituzioni di intervenire e fermare questo furto legalizzato, è partita ieri la Carovana dell’Africa occidentale per la terra, l’acqua e i semi: oltre 2.000 chilometri di strada, da Ouagadougou, nel Burkina Faso, fino all’oceano di Dakar, in Senegal. Oltre 400 delegati da 15 Paesi differenti si sono messi in marcia con l’intenzione di ottenere risposte, e soprattutto provvedimenti, dalle autorità politiche e amministrative nazionali e delle istituzioni sub-regionali (come la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale o l’Unione economica e monetaria ovest-africana). L’idea è di sottoporre loro proposte per fermare il problema (tra cui la convergenza verso modelli agroecologici basati s sovranità alimentare e controllo delle risorse naturali da parte delle comunità rurali) e chiedere l’applicazione delle Direttive della Fao sul diritto all’alimentazione.

Nemmeno noi europei possiamo stare tranquilli. Ce lo ricorda Paola De Meo dell’associazione Terra Nuova: «La Carovana è un’occasione imperdibile, un esempio che dovrebbe essere seguito anche qui in Europa, dove il land grabbing è un problema molto serio quanto sottovalutato che assume varie forme, tra cui la concentrazione delle terre e la sparizione delle piccole aziende agricole. Basti pensare che nei territori dell’Unione, un quinto delle terre disponibili è nelle mani dell’uno per cento delle aziende agricole. Inoltre, solo tra il 2003 e il 2010 abbiamo assistito alla scomparsa di un quarto delle piccole imprese agricole europee, mentre sono aumentate esponenzialmente le transazioni per i grandi appezzamenti».

E alla fine dei conti scopriamo che 80% delle aziende agricole comunitarie controlla appena il 14.5% della terra disponibile. La Commissione europea fa spallucce e non è ancora intervenuta sulla questione. Evidentemente non è un interesse prioritario…

A cura di Michela Marchi

Fonte:
Africanews.it
Foto www.buongiornoafrica.it

Leggi anche: Caccia alla terra, accaparramento e speculazione si mangiano l’agricoltura europea

Sul Land Grabbing www.slowfood.it/land-grabbing/

Sul Caporalato www.slowfood.it/caporalato/

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