Eccellenza o estinzione? Il futuro delle produzioni di piccola scala

Amazon, il colosso delle vendite on line, una delle aziende mondiali a maggior capitalizzazione, ha acquistato Whole Foods, la catena di supermercati (270) attiva in Usa e in Canada, che si caratterizza per la selezione di prodotti in maggioranza biologici e comunque naturali e di origine certificata. Un investimento 14 miliardi di dollari che come potete immaginare avrà conseguenze in tutta l’industria alimentare negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Conseguenze che si sono già manifestate: nel primo giorno del nuovo regno, Amazon ha applicato un massiccio ribasso ai prezzi, fino al 43%: i clienti del Whole Foods saranno sicuramente contenti e Amazon avrà fatto i suoi calcoli. Ma è indubbio che il mercato del bio viene annacquato ancora di più, tanto che finisce per allinearsi alle esigenze della Gdo quando sarebbe auspicabile succedesse il contrario.

Nel frattempo, in Val d’Aveto, ho partecipato a una degustazione di formaggi vaccini, da una razza ligure in via di estinzione (300/400 capi). Un gruppo di appassionati ha deciso di trasformare il latte di quei capi in formaggi, molti tradizionali, alcuni di fantasia. Molto meritevoli, senonché la degustazione rivela molti difetti di lavorazione: formaggi sgradevoli insomma. Lo dico chiaramente di fronte a un numeroso pubblico di locali. Al termine mi avvicina un professore dell’Università di Genova, antropologo, e mi accusa di aver danneggiato un’iniziativa che vuole tutelare territorio e tradizioni. Territorio e tradizioni che vanno difesi “a prescindere”.

Questi due fatti hanno un filo logico che li lega. Se Amazon investe 15 miliardi, significa che gli incrementi di consumi di prodotti biologici avranno a breve un’impennata. Per cui non esitiamo a sollecitare conversioni ragionate anche ai piccoli perché, se questo è il trend, l’agroindustria metterà potentemente le mani sul biologico e i piccoli rischiano di essere travolti più di quanto non lo siano oggi.

Ma i piccoli si difenderanno solo se saranno in grado di produrre qualità, di arrivare a quell’eccellenza che l’agroindustria non potrà mai realizzare. L’eccellenza è un percorso complicato, insidioso, ma a quella dobbiamo puntare. Difendere ad ogni costo produzioni mediocri o difettose, ancorché meritorie per varie ragioni, significa affidare il nostro futuro alimentare, ammesso che ci sia, all’agroindustria.

Piero Sardo
p.sardo@slowfood.it

 

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