Guerra all’obesità, il governo britannico contro i fast food: “Fate pizze più piccole”

«O rimpicciolite le pizze, o rinunciate agli ingredienti»: certo, messo in questi termini sembra un diktat un po’, ma il governo britannico non ha intenzione di fare sconti nella sua battaglia contro l’obesità.

L’obiettivo primario è limitare le calorie dei pasti serviti da ristoranti, mense e tavole calde e dei prodotti sui banchi dei supermercati. In una bozza del piano messo a punto da Public Health England, agenzia che fa capo al ministero della Salute di Londra, si prevede un tetto alle calorie (“calorie caps”) per migliaia di alimenti di largo consumo.

All’inizio di questa settimana i funzionari si sono incontrati con i rappresentanti di alcune grandi catene come Domino’s Pizza, McDonald’s e KFC e con i responsabili dei servizi di food delivery Deliveroo e Just Eat, proprio per discutere la proposta.

Una pizza standard, secondo questi parametri, non dovrebbe contenere più di 928 calorie, molto meno cioè di quelle vendute nelle catene di ristoranti e nei take away.

La dottoressa Alison Tedstone, nutrizionista capo dell’agenzia governativa, mette in chiaro che starà alle aziende decidere quali mezzi utilizzare per ridurre l’apporto calorico dei cibi: «Può significare meno carne sulla pizza, oppure meno formaggio, oppure una taglia più piccola. I consumatori ci stanno dicendo di volere porzioni più piccole e opzioni più salutari».

Nelle sue dichiarazioni alla stampa, però, si legge un’ammissione che suona come una resa da parte delle autorità: «Sappiamo che il solo fatto di avere alternative salutari nel menù non cambierà le abitudini della nazione».

In soldoni, meglio rendere più sane le pizze preferite dal grande pubblico, come la margherita o la “pepperoni pizza” (una variante di pizza al salame molto diffusa nei Paesi anglosassoni), che convincere a mangiarne un po’ di meno e a variare la propria dieta.

Anche le torte salate, i piatti pronti e i sandwich saranno soggetti ai nuovi limiti calorici, che tuttavia dovrebbero costituire semplici “raccomandazioni”.

Almeno per adesso, dato che iniziative simili già adottate per i cibi dolci (che hanno visto un calo di zuccheri negli alimenti del 2%, contro il 5% preventivato) hanno suscitato l’allarme dei ministri e potrebbero presto essere sostituite da misure più severe.

Il ministro della salute pubblica Steve Brine ha affermato infatti che il governo è «disposto a fare tutto il necessario per mantenere i bambini sani e in salute in questo Paese».

Se è lecito mettere in discussione i metodi, di certo non si può negare che il problema esista, soprattutto tra le nuove generazioni. Obesità e sovrappeso nel Regno Unito interessano più di un bambino su cinque al termine della scuola elementare – compresi 24mila bambini “gravemente obesi”.

Secondo le statistiche ufficiali, i bambini sovrappeso sono aumentati dal 18,7% rilevato nel 2009-2010 al 20,1% attuale. L’obesità condiziona il 4,2% degli alunni negli istituti primari: erano il 3,2% nel 2006-2007 e appena lo 0,4% nel 1990.

Quel che è peggio è che esiste una vera e propria barriera di classe tra famiglie ricche e povere. Tra i dieci-undicenni, i tassi di obesità infantile nelle aree più disagiate del Paese arrivano in media al 26,8% contro l’11,7% registrato nelle zone più abbienti.

Secondo gli esperti, una delle cause di questo fenomeno è da rintracciarsi nel fatto che i bambini di oggi spendono il doppio del tempo consumando pasti fuori casa rispetto a quelli cresciuti negli anni Settanta.

Le autorità puntano a mettere un freno a questa escalation e a dimezzare l’obesità entro il 2030. Oltre alle misure già citate, il piano contro l’obesità infantile prevede il divieto di pubblicizzare cibi spazzatura in televisione prima delle 21 e l’obbligo di rimuovere questi prodotti dalle casse e dagli scaffali delle offerte “prendi due paghi uno”.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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