Green is good. L’industria verde cresce nell’Ue (nonostante la crisi)

Concludiamo questo percorso verso il G7 dei Ministri dell’Ambiente con Stefano Laporta, Direttore Generale e Presidente designato Ispra, dopo aver parlato di suolo e acque con alcune considerazioni finali.

 

Chiediamoci innanzitutto quale ruolo l’agricoltura può avere per l’ambiente

L’agricoltura è allo stesso tempo minacciata e fonte di minaccia. È minacciata da un lato dall’avanzare delle aree urbane e dal consumo di suolo, dall’altro dall’abbandono delle aree meno adatte allo sfruttamento intensivo del suolo, facendo venire meno il suo insostituibile ruolo di presidio e di cura del territorio, contribuendo all’aumento dei fenomeni alluvionali ed erosivi e mettendo in pericolo la qualità e la sicurezza della nostra produzione alimentare.

Ma l’agricoltura può essere anche una minaccia per l’ambiente, con sfruttamento eccessivo del suolo, eccesso di nutrienti, contaminazione delle acque.

È ormai noto, infatti, che l’agricoltura, soprattutto quando assume forme intensive, ossia fa uso di fertilizzanti, pesticidi, risorse idriche, produce una serie di danni all’ambiente, tra cui l’effetto serra, la contaminazione di acque con nitrati ed altre sostanze inquinanti e la riduzione della biodiversità. D’altra parte, però, è evidente che l’agricoltura, quando segue criteri di sostenibilità, contribuisce a mitigare alcuni effetti nocivi per l’ambiente, tutelando razze e varietà locali e quindi preservando la biodiversità. L’agricoltura può inoltre mitigare l’effetto serra attraverso il sequestro dell’anidride carbonica: alcuni studi affermano che l’agricoltura biologica, per esempio, assorbe 2 tonnellate di Co2 per ettaro l’anno. Infine, non bisogna dimenticare che l’agricoltura dà un notevole contributo alla conservazione delle conoscenze e delle bellezze paesaggistiche, perché lo studio di un territorio e delle sue caratteristiche ne garantisce la custodia.

Cosa chiederebbe al G7 dei Ministri dell’Ambiente?

Inutile sottolineare come il G7 Ambiente di Bologna rappresenti una grande occasione per il nostro Paese e per tutti quelli coinvolti, per mettere sul tavolo e programmare per i prossimi anni gli obiettivi ambientali più urgenti, tra cui lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare.

Proprio lo scorso 20 aprile, il ministro dell’Ambiente Galletti ha incontrato alla Farnesina alcuni delegati dei paesi G7 e dei rappresentanti delle convenzioni dei mari regionali e delle Ong internazionali per affrontare il delicato tema dell’ecosistema marino, gravemente compromesso dai rifiuti e dalle plastiche che vengono ogni anno gettate in mare, provocando danni enormi: dei 300 milioni di tonnellate di plastiche prodotte ogni anno a livello globale, 8 arrivano in mare.

Una delle prime cose che chiederei, sarebbe sicuramente massima attenzione a quello che sento come uno dei temi strategici che occorre affrontare in un’occasione come questa, perché investe non soltanto l’aspetto ambientale, ma anche quello della crescita e dello sviluppo sostenibile dei Paesi che si affacciano sul mare.

Alla luce di quella che considero, come detto prima, una delle priorità ambientali, chiederei inoltre di rafforzare l’impegno per la riduzione di Co2, soprattutto ai Paesi più industrializzati o a quelli più negligenti nel rispettare i parametri richiesti a Parigi nell’ultima Cop21. Senza questo impegno, infatti, nessuna politica ambientale risulterà efficace contro il surriscaldamento globale.

Lo chiederei ai rappresentanti dei sette Stati non soltanto in qualità di politici e strateghi, ma anche agli uomini, ai cittadini che rappresenteranno a Bologna il proprio Paese, perché siano da esempio e da stimolo alle loro cittadinanze per la costruzione di un futuro sostenibile per tutti.

Dal suolo allo stato delle acque all’agricoltura, abbiamo parlato finora soprattutto di ciò che ci preoccupa. Possiamo chiudere con una nota di speranza?

La notizia positiva arriva dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente: nel corso degli ultimi 5 anni, le politiche ambientali integrate dell’Unione Europea hanno dato risultati importanti e vantaggiosi e si sono dimostrate anche uno stimolo per la crescita e l’occupazione. I cittadini europei possono respirare un’aria più pulita e godere di acque meno inquinate e, sempre stando ai dati dell’Aea, si conferiscono meno rifiuti in discarica e si ricicla di più.

La relazione mostra che tra il 2000 e il 2011, le industrie verdi nell’Ue sono cresciute di oltre il 50%, nonostante la crisi. Inoltre, le politiche nel settore del clima hanno portato a una diminuzione del 19% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990. Siamo quindi sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi Ue 2020, almeno per ciò che riguarda i cambiamenti climatici e l’energia.

Ma questo non deve farci frenare né rallentare; mi unisco al pensiero del Commissario europeo per l’Ambiente, Karmenu Vella, che invita a restare vigili affinché le buone politiche ambientali continuino a produrre ottimi risultati sia per la terra che per il mare.

 

Valter Musso

v.musso@slowfood.it

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