Globale

Prosegue il nostro viaggio nelle parole per festeggiare i trent’anni di Slow Food in Italia. Ogni sabato vi presenteremo una parola simbolo dell’associazione e ne ripercorreremo insieme la storia. La parola di oggi è globale.

Che cos’è il cibo globale? È quello che si trova uguale dappertutto, prodotto in grandi quantità, solitamente con un prezzo finale molto basso. Lo conosciamo tutti, lo ri-conosciamo tutti. Possono essere prodotti finiti molto elaborati, con molti ingredienti, molto packaging, e la possibilità di viaggiare molto.13798931503_81fb1493cd_b

Quando ha confezioni e marchi molto noti, il cibo globale si riconosce facilmente. Qualche volta, ammettiamolo, ci ha fatto persino piacere vederlo, quando lo abbiamo ritrovato in posti molto lontani dalla nostra casa e dalla nostra cultura, quando facevamo fatica a trovare punti di riferimento: abbiamo visto un’insegna di un marchio noto, o in un mercato un prodotto che di solito vediamo nel negozio vicino a casa nostra, e in qualche modo un pezzettino del nostro cervello, un pezzettino piccolissimo ha detto: ok, va tutto bene.

Il cibo (non) è una commodity

Il cibo globale può circolare anche in altri modi, e cioè in forma di commodities, conosciute in italiano come derrate da reddito. Il termine inglese, in questo caso, è linguisticamente un “falso amico”: ci ricorda una parola italiana (comodità) che invece non ha nulla a che fare con il significato di commodities, riferendosi questo ai concetti di utilità e valore. E in ogni caso le commodities non sono “comode” se non per quelli che ci guadagnano. Si tratta di produzioni di grande scala di cacao, caffè, zucchero, mais, grano… Scomode dal punto di vista ambientale, e non solo da quello. Ma comode per chi, appunto, trasforma quelle derrate in reddito.

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Le derrate da reddito stanno in tanti prodotti che mangiamo, spesso anche in quelli che non ci sembrano “globali” perché il packaging e la comunicazione che li accompagna alludono a identità e territori, oppure perché il prodotto finito è – nel nome – un prodotto della nostra tradizione, o ancora perché si tratta di prodotti Dop o Igp che ci fanno pensare che tutto sia legato a un territorio, ma in realtà hanno disciplinari che non obbligano i produttori a usare materie prime locali. È importante saper riconoscere come globale anche questo cibo, e non solo quello che dichiara la sua globalità. Non per evitarlo, ma semplicemente per sapere quanto lontano stiamo andando, quanto lontano si ripercuotono le conseguenze delle nostre azioni. Quando un amico torna da un viaggio, la prima cosa che gli chiediamo è dove è stato e cosa ha visto.

Ecco, cerchiamo di avviare conversazioni simili anche con il nostro cibo: ciao, come stai, da dove arrivi. E perché.

(tratto da Mangia come parli di Cinzia Scaffidi, Slow Food Editore 2014)

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