Glifosato, l’ennesimo rinvio sulla pelle dei cittadini

Pubblichiamo di seguito l’intervento del presidente di Slow Food Carlo Petrini, comparso sull’edizione di La Repubblica di mercoledì 25 ottobre, sulla vicenda del rinnovo all’uso del glifosato. Ieri il Comitato Paff (Standing Committee on Plants, Animals, Food and Feed), organismo tecnico della Commissione Ue, avrebbe dovuto discutere la proposta dell’esecutivo europeo di estendere per un periodo tra i cinque e i sette anni il permesso di utilizzare l’erbicida.

Nessuna delle proposte ha però raccolto la maggioranza qualificata necessaria a prendere una decisione, così la Commissione ha rimandato il voto.

Nel 2015 lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ente sostanziale emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato il glifosato “probabilmente cancerogeno”. Due mesi dopo l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, si è espressa in maniera opposta, affermando che non ci sono prove concrete della pericolosità di questa molecola.

Infine, un’inchiesta del Guardian ripresa anche da New York Times e Le Monde e passata sotto il nome di “Monsanto Papers”, ha portato alla luce alcuni documenti che dimostrano come Monsanto, la principale azienda produttrice di glifosato, avrebbe pesantemente influenzato il parere dell’Efsa per il proprio interesse. Ci sarebbero addirittura parti del documento di analisi dell’Efsa che riportano in toto paragrafi di uno studio realizzato dalla stessa Monsanto e che guarda caso scagiona il glifosato, “dimenticandosi” però di menzionare decine di autorevoli studi indipendenti che invece indicano la pericolosità della sostanza.

A questo punto, la cosa più logica che cittadini e produttori dovrebbero rivendicare è il diritto a un giudizio scientifico autorevole, basato su studi indipendenti e verificati e non condizionato da interessi privati, per mettere una volta per tutte la parola fine a questa paradossale e pericolosa diatriba.

Nell’attesa che questo giorno arrivi, tuttavia, dovrebbe vigere il principio di precauzione, ovvero il concetto per il quale, in assenza di prove certe sulla tossicità di una sostanza, se ne proibisca a titolo cautelativo l’utilizzo in attesa di sufficienti garanzie di sicurezza.

Ieri [martedì 24 ottobre, NdR] il Parlamento Europeo ha ragionato al contrario, esprimendosi sulla proposta di rinnovo decennale dell’autorizzazione avanzata dalla Commissione Europea e che viene oggi [mercoledì 25 ottobre, NdR] sottoposta al voto dello Standing Committee, i rappresentanti dei governi.

Invece di proporre di proibire il glifosato in attesa di sapere se fa male, il Parlamento ha espresso parere negativo rispetto al rinnovo della licenza ma solo a partire dal 2022. Fatto salvo che quello del Parlamento è un mero parere consultivo, c’era da aspettarsi maggiore decisione da parte dei nostri rappresentanti a Bruxelles.

Da cittadino non sono contento di questa presa di posizione, che forse è utile a smaltire le scorte di chi il glifosato lo produce e deve venderlo, non certo a tutelare la nostra sicurezza alimentare. E allora dobbiamo appellarci ai governi dei singoli Paesi membri che si esprimono oggi, perché è loro responsabilità proteggere tutti i cittadini, favorire le alternative al glifosato, mettere uno stop a questo dibattito e non rimandare per l’ennesima volta la decisione.

 

Carlo Petrini

da La Repubblica del 25 ottobre 2017

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