Glifosato, giro di vite sull’impiego dell’erbicida

glifosatoLa (buona) notizia è passata sotto silenzio in questi caldi giorni di vacanze, ma merita darne conto: a partire dal 22 agosto, infatti, il ministero della Salute ha posto una serie di paletti all’immissione in commercio e all’impiego di prodotti fitosanitari contenenti glifosato.

All’erbicida più famoso del mondo, attorno alla cui tossicità si era scatenata nei mesi scorsi una polemica senza fine, ora si imporranno diverse limitazioni. Perlomeno in Italia, dove martedì scorso è stato emanato il decreto dirigenziale che impone una serie di modifiche alle condizioni di utilizzo della sostanza (potete consultarlo per intero a questo link).

In particolare, il governo impone il divieto di irrorare glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili”: nell’elenco sono compresi parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno dei plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie.

La revoca si estende anche all’impiego di glifosato nelle coltivazioni in fase di pre-raccolta, al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura. Infine, c’è il divieto di uso non agricolo sui suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%, pensato per proteggere le acque sotterranee dalla contaminazione.

A spingere il legislatore italiano ad adottare la misura è il nuovo regolamento di esecuzione 2016/1313 emanato dalla Commissione europea lo scorso 1 agosto: il regolamento impone in particolare che gli Stati membri incoraggino lo sviluppo e l’introduzione della difesa integrata e di approcci o tecniche alternativi per ridurre la dipendenza dall’utilizzo di pesticidi.

L’obiettivo principale è fare in modo che i prodotti fitosanitari a base di glifosate non contengano ammina di sego polietossilata. Secondo la valutazione tossicologica trasmetta dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare, infatti, la tossicità del glifosate «deriva soprattutto dalla componente ammina di sego polietossilata nella formulazione».

Sembrava ormai che la querelle sull’erbicida fosse giunta a un punto morto, dopo la pilatesca decisione della Commissione europea di rinnovarne l’autorizzazione al commercio per 18 mesi, in attesa di nuovi studi sulla sua sicurezza.

Anche se la questione degli effetti cancerogeni sugli esseri umani resta dibattuta, a dispetto di certi tentativi di tirare per la giacca gli scienziati di Fao e Oms, un primo importante passo è stato compiuto: lo scorso giugno la piccola Malta era stata il primo Stato europeo a bandire del tutto i prodotti contenenti glifosato, compreso il diffusissimo Roundup della Monsanto.

Con la nuova regolamentazione l’Italia si pone all’avanguardia in fatto di sicurezza alimentare e dimostra di aver recepito almeno in parte le richieste avanzate in questi mesi da una vasta area della società civile. Ora, aspettando il verdetto definitivo (?) dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche, resta comunque da capire cosa succederà alle importazioni dai Paesi che fanno un massiccio uso di glifosato in pre-raccolta: il Canada, ad esempio, dove la tecnica del “pre-harvest” viene messa in atto per accelerare la maturazione del grano. La speranza è che le norme non vengano aggirate con espedienti più o meno leciti, come già accade con gli Ogm.

 

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

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