Slow Food Fiji «Gli atolli affondano e noi siamo costretti a guardare impotenti»

Leo Naioka è un appassionato membro di Slow Food Fiji che lavora sodo per sensibilizzare governo e popolazioni locali sui rischi e soprattutto sulle azioni da intraprendere sia per sopravvivere all’impatto delle alterazioni del clima, sia per limitare anzi per ridurre al minimo tutte quelle attività antropiche che contribuiscono a un maggiore numero di emissioni di gas serra. Leo ci ha raccontato la sua storia.

Come lui sono tantissimi i volontari di Slow Food che si stanno occupando degli effetti delle cause del cambiamento climatico. Grazie a loro, Slow Food riesce a sostenere proprio i più colpiti: le piccole aziende agricole, i pescatori artigianali e le comunità rurali che abitano proprio quei paesi in cui gli effetti del clima alterato si stanno facendo sentire di più. Sostenere Slow Food vuol dire aiutare queste comunità: anche una piccola donazione può fare la differenza. Dai un futuro al nostro pianeta, dona ora.

 

«L’attuale amministrazione delle Fiji dice che dobbiamo proteggere i nostri oceani e la nostra terra ma poi nella realtà consente pratiche insostenibili. Eppure il nostro Governo, il nostro primo ministro Voreqe Bainimarama, ha ammesso pubblicamente come: “Nelle Fiji, più che altrove si possono vedere gli effetti del riscaldamento globale. Abbiamo accelerato i piani di trasferimento per quaranta villaggi costieri. Ed è stata accertata che la scomparsa di cinque isole sia dovuta all’innalzamento del livello del mare e all’erosione, causati entrambi dal cambiamento climatico. All’inizio di quest’anno, ho visto in prima persona gli effetti devastanti del ciclone tropicale Winston. Siamo rimasti a guardare, impotenti, il mare mentre inghiottiva interi villaggi ed erodeva le rive a un ritmo mai visto prima. È stata l’anteprima di un possibile futuro, uno sguardo al destino dei nostri figli se non affronteremo in tempo e con forza il cambiamento climatico”.

Il problema è che quelle di Bainimarama sono solo parole e le azioni intraprese non sono sufficienti. Anzi, continua l’estrazione mineraria, quella di ghiaia dai nostri fiumi, si continuano a sostenere attività agricole insostenibili basate sulla chimica di sintesi, e a tollerare livelli di emissioni di gas serra devastanti. Gran parte della foresta, fondamentale per la conservazione di biodiversità, fertilità del suolo e stoccaggio del carbonio, è andata persa a causa dell’agricoltura intensiva, del disboscamento e degli incendi. Inoltre persiste l’idea che adibire le terre fertili a scopi commerciali sia un passo positivo verso la crescita economica e la prosperità.

Sapete che cosa sono questi scopi commerciali? Svendita della terra per costruire fabbriche, villaggi e città a scapito degli suoi abitanti indigeni. L’unico obiettivo è il profitto a spese dell’ambiente e delle popolazioni locali: i popoli indigeni che abitano le isole, subiscono le peggiori conseguenze di inquinamento e cambiamento climatico, mentre continuano a rispettare la natura, le stagioni, la fertilità del suolo e di tutti quei cicli da cui dipende in definitiva la salute del pianeta.

Ora, insieme a Slow Food lavoriamo per aumentare la consapevolezza delle nostre popolazioni e per fare pressioni sul governo affinché sostenga altri tipi di produzione alimentare. Siamo riusciti ad attivare una collaborazione con il Dipartimento di Nutrizione per spiegare l’importanza (sociale, economica, ambientale) della scelta di prodotti freschi, locali e prodotti con tecniche sostenibili. L’esistenza dell’intero paese è legato all’aumento del livello del mare. Le decisioni che prendiamo ora determineranno se possiamo lasciare le nostre isole alla generazione successiva. Solo il tempo lo dirà. Ma non ne rimane molto»

Leo Nainoka

Slow Food Fiji.

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