Giovani agricoltori crescono: più 10% nel 2017. Ora si pensi a valorizzare il loro lavoro

C’è una nuova generazione con i piedi ben piantati per terra. Ѐ quella dei giovani che riscoprono l’agricoltura: secondo Coldiretti, le imprese agricole condotte da under 35 sono aumentate del 9,3% nell’ultimo anno, superando quota 53mila.

Le aziende giovani portano linfa vitale al settore, e non solo dal punto di vista anagrafico se consideriamo che in media hanno il 54% di superficie, il 75% di fatturato e il 50% di occupati in più rispetto alle altre.

A favorire il ritorno alla terra in questi anni ha contribuito senz’altro un nuovo approccio culturale verso l’agricoltura, ma anche e soprattutto la spinta di incentivi economici e fiscali di vario genere. Molti di questi provvedimenti, come il progetto Resto a Sud e la Banca delle terre incolte appena varati dal governo, si concentrano in particolare sui margini di sviluppo del Meridione. Fin qui tutto bene.

Quello che però non si è preso in sufficiente considerazione fino ad ora è l’orientamento della produzione. Nessuna delle misure recenti, per esempio, incentiva i giovani coltivatori all’utilizzo di varietà locali. Allo stesso modo sarebbe importante iniziare a integrare le politiche agricole con le politiche alimentari. Ѐ insomma il momento di capire non solo come far tornare alla terra i giovani, ma soprattutto come riuscire a dare valore al lavoro di quei ragazzi e quelle ragazze che decidono di investire le proprie energie, ancora prima dei mezzi economici, nell’agroalimentare.

Un’operazione tanto più necessaria al Sud, dato che i prezzi dei prodotti agricoli restano bassissimi mentre quelli delle produzioni alimentari continuano a salire: come abbiamo detto già altre volte, la crescita occupazionale è un bene quando insieme aumenta il valore aggiunto del settore. In caso contrario, il rischio di trovarsi in troppi a dividere una torta troppo piccola è più di un’eventualità.

Gaetano Pascale
g.pascale@slowfood.it

Da La Stampa del 7 gennaio 2018

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