Francia, il chilometro zero corre veloce

eat-local-modMangez local, s’il vous plait! La Francia, più che mai orgogliosa delle sue radici gastronomiche, sta pensando a come assicurarsi una ristorazione pubblica sempre più a chilometro zero.

La settimana scorsa l’Assemblea Nazionale ha deliberato all’unanimità una legge nella quale si prevede che, entro il 1 gennaio 2020, almeno il 40% dei prodotti serviti nelle mense scolastiche e ospedaliere siano di origine locale, di stagione e frutto di coltivazioni sostenibili.

Per la precisione, la composizione dei pasti serviti nei luoghi di ristorazione pubblica dovrà includere prodotti di cui sia specificata qualità, provenienza e stagionalità: il 20% di questi proverrà dall’agricoltura biologica.

All’osservatorio dell’alimentazione spetta l’incarico di selezionare gli strumenti metodologici per permettere agli enti e alle società appaltanti la definizione in concreto di questo obiettivo: si tratta di capire, insomma, se questo 40% si debba riferire al valore d’acquisto dei prodotti, alla composizione di ogni piatto o all’insieme del menù. La differenza non è da poco!

L’iniziativa nasce dall’impegno di una deputata ambientalista della Dordogna, Brigitte Allain, e da una petizione lanciata dall’ong Agir pour l’Environnement che ha raccolto quasi 100mila firme in soli cinque giorni. Il grande interesse attorno a questo tema non è passato inosservato: nel dibattito in aula, molti parlamentari hanno sottolineato che il 70% della carne nelle mense è d’importazione, al contrario di quanto avviene nella vicina Germania.

Il provvedimento è visto anche come un’opportunità per assicurare margini di espansione all’agricoltura biologica: oggi il bio rappresenta appena il 2,7% della ristorazione collettiva, nonostante la Grenelle de l’Environnement (un tavolo di lavoro tra enti pubblici, associazioni e aziende che si occupa di definire i punti chiave della politica ambientale francese) avesse fissato l’obiettivo di portare questa percentuale al 20% già entro il 2012. La nuova legge francese può essere uno stimolo anche per le mense italiane, dove sotto questo e altri aspetti restano non pochi margini di miglioramento, come già vi abbiamo raccontato.

Ma non è certo l’unico buon esempio che ci sia arrivato negli ultimi tempi dai cugini d’Oltralpe: sul fronte della lotta allo spreco, ha avuto un ampio risalto la legge che dal 1 gennaio di quest’anno proibisce ai supermercati di grandi dimensioni di distruggere i prodotti alimentari in eccesso, obbligandoli invece a distribuirli alle organizzazioni caritatevoli o quantomeno a trasformarli in mangime per animali o compost. Un altro provvedimento, destinato ai ristoranti che servono almeno 180 pasti al giorno, impone invece di mettere a disposizione dei clienti la doggy bag per gli avanzi.

E se la politica comincia finalmente a muoversi, l’economia dimostra che ci sono grandi margini di crescita per chi voglia puntare sullo zero waste. Vi ricordate la storia delle Gueules Chassés, l’azienda che combatte lo spreco riportando sugli scaffali frutta e verdura scartata perché “brutta a vedersi”? Da circa un anno anche la catena di negozi alimentari Day by Day porta avanti la stessa battaglia, vendendo solo alimenti privi di imballaggio: il successo dei prodotti packaging-free è così ampio che la catena ha ricevuto mille richieste di franchising nel 2015. Day by Day conta al momento nove sedi tra la Francia settentrionale e occidentale e Parigi, ma punta ad aprire 25 nuovi negozi entro la fine del 2016 e ad arrivare a cento punti vendita nel 2018.

Fonti:

Consoglobe, TerraEco, The Guardian, Takepart

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

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