Food For Change: contagiamo la politica e proteggiamo l’Italia

Temperature più alte della media stagionale, periodi di siccità troppo lunghi, fenomeni temporaleschi sempre più violenti, grandinate, trombe d’aria: è quella che chiamano tropicalizzazione del clima e i cui effetti in questi giorni sono al centro delle più tristi cronache.

Prendersela con il clima impazzito sarebbe fin troppo facile. Gli eventi drammatici a cui stiamo assistendo in questi giorni devono porre al centro del dibattito il nostro rapporto con la natura. Non è un invito generico a voler bene alla terra, ma un’esortazione  a declinare azioni e politiche concrete che chiamino in causa i singoli oltre che i governi. Perché se da un lato è evidente che lo stile di vita occidentale è parte del problema è altrettanto vero che si può quanto meno provare a essere parte della soluzione.

Va in questo senso la campagna globale Food For Change con cui Slow Food richiama l’attenzione ai gesti quotidiani con cui ciascun individuo può contribuire a un mondo più pulito e giusto. Una consapevolezza che dovrebbe contagiare anche la politica e le politiche, cosa che troppo spesso non accade.

Gli alberi che come birilli si sono abbattuti su case, macchine, strade, distruggendo e in alcuni casi persino uccidendo. Sono caduti non solo per il vento ma anche per l’incuria dell’uomo, per l’incapacità di riconoscere nella tutela del verde un investimento, anche in sicurezza.

Foto da www.ingegneri.info

La salvaguardia del suolo è l’urgenza da cui partire

La legge sul consumo di suolo da anni ferma al palo dell’iter parlamentare ne è un esempio. In un paese ad alto rischio idrogeologico, con un livello di cementificazione tra i più alti d’Europa, la salvaguardia dei terreni agricoli e la tutela della fertilità dei suoli dovrebbe essere considerata urgente. Il tema andrebbe affrontato tenendo in considerazione quello che oggi risulta quasi un paradosso: da una parte si pone il problema della cementificazione selvaggia, dall’altro quello dello spopolamento dei borghi e delle aree montane e pedemontane, dove i terreni fertili non mancano ma rappresentano sfide dove spesso chi combatte lo fa ad armi impari e il risultato è che vengono abbandonati. Incentivare quelle economie, attraverso piccole integrazioni di reddito, ad esempio, potrebbe essere il modo per sostenere quelle battaglie, perché il loro successo può rappresentare uno dei maggiori alleati della lotta contro il dissesto idrogeologico.

Giorgia Canali

 

 

 

 

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