FOCUS SUOLO. Montanari: «stiamo decidendo il nostro destino per i prossimi duemila anni»

191538462-03976fc6-4ae5-4931-a8dc-5f96d9cdd0c3È in discussione alla Camera il disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” noto anche come “salva suoli”: da anni il forum Salviamo il Paesaggio (di cui Slow Food Italia fa parte) lavora per arrivare a un testo legislativo davvero risolutivo su questa emergenza, lanciando appelli e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni in modo da fermare definitivamente il consumo di suolo libero nel nostro Paese. Eppure, nonostante questi sforzi, il testo inviato alla Camera è ben lontano dall’essere davvero efficace e sembra che le istituzioni non abbiano inteso la gravità della situazione.

Per questo abbiamo chiesto a studiosi ed esperti perché tutelare il suolo è così importante. Questa settimana abbiamo intervistato Tomaso Montanari, professore ordinario di Storia dell’arte moderna presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli studi di Napoli Federico II

Perché dobbiamo preoccuparci di tutelare il suolo? 

Per avere ancora una chance di sopravvivere: sigillando il suolo sigilliamo il nostro futuro in una tomba di cemento. Ci vogliono circa duemila anni perché un suolo cementificato torni a produrre vita e alimento. Stiamo decidendo per i nostri discendenti fino a duemila anni…

Come è possibile migliorare il progetto di legge?

Io temo che sia inemendabile. Il buon testo originale del ministro Catania (Governo Monti) è stato progressivamente sfigurato. La versione licenziata in commissione prevede di decidere e limitare il consumo di suolo in modo così macchinoso da sembrare fatto apposta per non funzionare. E dà al Governo mano libera per interventi sul tessuto urbano di scala potenzialmente enorme, senza alcun vincolo alla normativa urbanistica (articolo 4 bis). Anche i “compendi agricoli neorurali” sono un’ambigua invenzione che sembra strizzare l’occhio ad ulteriore speculazione (art. 5). È una legge arretratissima, per esempio, rispetto al Piano paesaggistico della Toscana redatto da Anna Marson. Insomma, è il fratello ipocrita dello Sblocca Italia: e d’altra parte i genitori sono gli stessi. Allora meglio rinunciare e pensare ad una legge di iniziativa popolare. Italia Nostra ci sta pensando.

È vero che tutelare il suolo vuol dire mandare in crisi il settore edilizio?

Rispondo con le parole dei lavoratori dell’edilizia umbra, che hanno diffuso un documento in cui dicono che dalla crisi del settore (per loro pesantissima: dal 2009 al 2014 le imprese edili umbre sono scese da 4.548 a 2.838, e le ore lavorate da 20 a 10 milioni) si esce «limitando il consumo di territorio», e «puntando al recupero, alla difesa del territorio, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico-culturale, alla riqualificazione urbana, all’efficientamento energetico, alla messa in sicurezza delle scuole e di tutti gli edifici pubblici». Una bella lezione di lungimiranza, concretezza e responsabilità.

Come mai, secondo lei, dopo anni di discussione parlamentare non c’è ancora una legge in materia?

Perché questa materia è sempre stata decisa non nell’interesse generale, ma in quello dei gruppi speculativi privati che dal dopoguerra sfigurano il Belpaese. Siamo ancora nella logica superbamente descritta nella Speculazione edilizia di Italo Calvino (1963). E ora il nascente Partito della Nazione è anche il Partito del Cemento. Niente di nuovo, purtroppo.

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