FOCUS CLIMA: La ricchezza nascosta delle mangrovie

mangrovie bangladeshBangladesh. Ecco il Paese che, secondo le previsioni, sarà sempre più colpito dagli effetti dei cambiamenti climatici. Di qui al 2030, infatti, l’innalzamento del livello del mare potrebbe inghiottire l’8% delle terre emerse della regione, il 10% nel 2050 e il 16% nel 2100, provocando un probabile esodo climatico di decine di milioni di persone.

I motivi di questo equilibrio sempre più precario sono molteplici e vanno ricercati in parte nelle condizioni geografiche e idrografiche del Paese. Il Bangladesh, infatti, è il punto di congiunzione di sette grandi fiumi e 200 corsi d’acqua minori, raccogliendo il 92% delle acque himalaiane, trasportate tra gli altri dal Gange e dal Brahmaputra; con un territorio situato per circa la metà a meno di 10 metri sul livello del mare, si contraddistingue inoltre per le grandi inondazioni provocate dalle piogge monsoniche e dallo scioglimento dei ghiacciai. Ma le ragioni di questa situazione precaria vanno ricercate anche nelle attività dell’uomo. Ad esempio, per far posto agli allevamenti intensivi di gamberetti, buona parte delle foreste di mangrovie è stata eliminata, privando il paese di un’importante difesa naturale contro le inondazioni. Gli allevamenti di gamberetti consumano quantità impressionanti di farine di pesce e inquinano pesantemente le acque; in molte parti del mondo, sono responsabili della distruzione di ampie zone di foreste di mangrovie, importantissime perché proteggono le coste 
da uragani e maremoti e custodiscono una ricchissima biodiversità animale e vegetale. In Bangladesh, questa attività è stata avviata negli anni Settanta, dedicandole una quota di territorio sempre più ampia. E le conseguenze sono gravissime, non solo per l’ambiente ma anche per la sopravvivenza delle comunità locali.

Altrove nel mondo, sugli estuari di mangrovie della costa ecuadoriana, dove corre la linea che divide in due il pianeta, si ripete più o meno la stessa situazione, come apprendiamo dalla testimonianza delle donne del Coordinamento nazionale per la difesa dell’ecosistema delle mangrovie dell’Ecuador (C-Condem), che spesso organizza incontri di condivisione presso le comunità di raccoglitrici della costa allo scopo di promuovere una riflessione collettiva sulla sovranità alimentare, l’ecosistema delle mangrovie e la lotta delle donne raccoglitrici per la difesa della loro fonte di sostentamento.

«Le condizioni di vita sono dure. Raggiungere gli stanziamenti è difficile, talvolta oneroso. E le scuole? Alcuni centri abitati ne posseggono una, ma con una difficoltà in più: presto o tardi gli insegnanti si scoraggiano e chiedono il trasferimento. L’istruzione viene trascurata, le bambine e i bambini rimangono abbandonati a sé stessi. Le risorse alimentari scarseggiano sempre di più. Le mangrovie hanno iniziato a diradarsi con l’avvento delle grandi vasche artificiali per la coltura del gamberetto. Anche i piccoli poderi sono solo un ricordo. La gente parte in cerca di una vita migliore, eppure si finisce sempre per tornare a casa, perché quello che gli abitanti del posto sanno fare nella vita è raccogliere, pescare e seminare cibo. Non è da oggi che in Ecuador si lotta per proteggere l’ecosistema delle mangrovie. Da sempre ci si confronta sui problemi comuni: su come si stiano perdendo le fonti di cibo, il lavoro, le terre. Le donne sono prese tra due fuochi: da una parte la distruzione delle foreste primarie, dall’altra le vasche per l’acquacoltura; e adesso anche le grandi piantagioni di eucalipto, canna da zucchero e palma da olio che hanno preso ad avanzare».

«In molti non baratterebbero le loro mangrovie per nulla al mondo: da fuori promettono una paga anche discreta per andarsene a lavorare altrove, eppure le comunità vogliono restare dove sono. Le mangrovie danno tutto il cibo di cui possono avere bisogno. Con i prodotti della zona si cucinano piatti sopraffini: tapados (stufati), encocados (frutti di mare al vapore con cocco), ensumacados (brodi di molluschi), secos (stracotti), refriteados (polpa di granchio saltata con erbe), sudados (pesce al vapore). Tutte ricette che si abbinano bene ai montecitos (erbe officinali) che si raccolgono ancora nei cortili e nei piccoli cascinali». Anche qui, si parla di un ambiente sempre più devastato e, anche qui, le comunità locali esprimono una situazione di sofferenza e di debolezza, causata dall’essere sempre più private dei loro tradizionali mezzi di sostentamento, che assicurano nutrimento e anche felicità.

Silvia Ceriani

s.ceriani@slowfood.it 

Photo credit: Wikipedia

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