Fao: agire sulle cause dei cambiamenti climatici è l’unica via per garantire futuro

Continuiamo a chiamarli disastri naturali anche se ormai di “naturale” sembra rimasto ben poco. L’allarme arriva da un nuovo report della Fao che stima in 96 miliardi di dollari l’ammontare dei danni provocati dagli eventi climatici alle agricolture dei Paesi in via di sviluppo, solo nel decennio compreso tra 2005 e 2015.

Contadina etiope nutre le sue vacche con blocchi multivitaminici ©FAO/Giulio Napolitano

Analizzando l’impatto di 332 calamità registrate in 87 Paesi diversi, la Fao ha valutato che circa il 4% dell’intera produzione alimentare sia andata perduta in questo lasso di tempo. Il continente più colpito è l’Asia, dove si sommano la metà delle perdite.

La siccità è responsabile per il 30% dei danni, seguita da altri fenomeni meteorologici come uragani e ondate di calore (28%), dalle inondazioni (20%) e dai disastri biologici, malattie animali e infestazioni, che coprono il 10% del totale. Gli incendi, pur avendo effetti devastanti sulla copertura forestale, esercitano invece un minimo impatto su agricoltura e allevamento.

Ma c’è qualcosa di più inquietante delle semplici statistiche. Dallo studio, infatti, emerge come negli ultimi quarant’anni il numero di eventi estremi verificatisi nei Paesi in via di sviluppo sia quasi raddoppiato, con conseguenze sempre più durature e devastanti.

Le crisi alimentari di lungo periodo sono ormai la norma, avvertono i ricercatori dell’agenzia Onu, evidenziandone un aumento del 40% rispetto al 1990. In diciannove Paesi i disastri climatici e la scarsità di cibo intervengono su un quadro già caratterizzato da conflitti armati. È il caso della Siria, dove la produzione alimentare si è dimezzata dallo scoppio delle ostilità nel 2011.

Anche la Banca Mondiale ha ricordato che entro il 2050 sulla Terra potrebbero esserci 143 milioni di migranti climatici. Agire per tempo sulle cause dei cambiamenti climatici è l’unico modo per mettere in sicurezza il futuro del Sud e del Nord del mondo.

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 1 aprile 2018

Il report completo qui sul sito della Fao

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