«Esiste un’alternativa praticabile e sostenibile all’agricoltura industriale»

Agricoltura e cambiamenti climatici è il saggio di Fritjof Capra e Anna Lappé che invita alla riflessione sull’agroecologia, ovvero l’insieme di tecniche agricole basate su princìpi ecologici che danno vita ad una agricoltura biodiversificata, produttiva e socialmente giusta. L’autore ci ha mandato questo breve abstract che introduce il discorso mettendo in relazione agricoltura e cambiamenti climatici. 

I principali problemi odierni – energia, ambiente, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, sicurezza economica – sono problemi sistemici, ossia strettamente connessi tra loro e interdipendenti, motivo per cui richiedono soluzioni a loro volta sistemiche. Come ad esempio nel rapporto tra il nostro sistema agricolo attuale che è allo stesso tempo vittima e carnefice della crisi climatica.

Il legame tra agricoltura industriale e cambiamenti climatici è dunque duplice. Da una parte, i prodotti coltivati nelle monocolture geneticamente omogenee tipiche dell’agricoltura convenzionale sono vulnerabili ai cambiamenti climatici, che diventano più frequenti e sempre più violenti a causa del riscaldamento globale; dall’altra, l’agricoltura industriale contribuisce significativamente alla produzione dei gas che provocano l’effetto-serra, poiché necessita di grandi quantità di energia e di combustibile fossile.

Da un punto di vista sistemico, appare evidente come un sistema alimentare altamente centralizzato, ad alto impiego di energia e che dipende da combustibili fossili e petrolchimici, un sistema che costituisce un pericolo per la salute degli agricoltori, di chi lavora nel settore agricolo e dei consumatori, e che, inoltre, non sa fronteggiare i disastri climatici, peraltro in aumento, non è sostenibile sul lungo periodo.

Fortunatamente, esiste un’alternativa praticabile e sostenibile all’agricoltura industriale: essa consiste in una varietà di tecniche agricole basate su principi ecologici perfezionate nel corso del secolo scorso e adottate in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi vent’anni. Grazie a queste tecniche si sono potuti produrre alimenti sani e improntati alla biodiversità, secondo principi di sostenibilità e di efficienza energetica, in modo decentralizzato e orientato verso la comunità. Queste tecniche basate su principi ecologici comprendono l’agricoltura biologica certificata, l’agricoltura biodinamica e la permacultura. Negli ultimi anni, per indicare sia le basi scientifiche sia la pratica di un’agricoltura basata su principi ecologici, si è affermato l’utilizzo della parola “agroecologia”.

L’agroecologia è sostenibile poiché riduce drasticamente il bisogno di contributi esterni all’azienda agricola, si basa sulla salvaguardia e sulla condivisione delle sementi e non sul loro acquisto, e può essere tramandata da un agricoltore all’altro senza richiedere interventi che prevedano dei costi. Di fondamentale importanza per il futuro dell’agricoltura è la consapevolezza che la resistenza di quest’ultima a eventi climatici avversi è strettamente correlata alla biodiversità, che è una caratteristica chiave dell’agroecologia. Le pratiche agroecologiche, inoltre, richiedono molta manodopera e sono orientate alla comunità, caratteristiche che riducono la povertà e l’esclusione sociale. In questo modo l’agroecologia aumenta la produttività agricola con modalità economicamente sostenibili, rispettose dell’ambiente e costruttive per la società.

Inoltre, quando il suolo viene lavorato in modo biologico, le quantità di carbonio in esso presenti aumentano, contribuendo alla riduzione di anidride carbonica nell’atmosfera. Quindi, non soltanto l’agroecologia comporta una migliore tolleranza al riscaldamento globale rispetto all’agricoltura industriale, ma aiuta a stabilizzare il clima, mentre quest’ultima, al contrario, esaspera i cambiamenti climatici.

Negli ultimi anni l’agroecologia si è diffusa in tutto il mondo. La rapida crescita del movimento contadino internazionale La Via Campesina e della International Federation of Organic Agricultural Movements (Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica) è indicativa dell’interesse crescente per questo approccio all’agricoltura. Organizzazioni quali Socla in America latina e la rete di contadini denominata Campesino a Campesino che si è creata in America centrale raccolgono ormai migliaia di agricoltori in tutto il territorio. Insieme, questi gruppi hanno contribuito a insegnare a centinaia di migliaia di agricoltori le pratiche agroecologiche, dimostrando che il passaggio da un’agricoltura industriale all’agroecologia è una necessità urgente, ma realizzabile, e può essere messo in atto senza dover ricorrere a nuove tecnologie o costosi investimenti. Affinché l’agroecologia possa affermarsi a livello globale e non soltanto localmente o a livello regionale, come è già successo, oggi si rendono necessarie due cose: volontà politica e leadership lungimiranti a livello mondiale.

Fritjof Capra, PhD, fisico e teorico dei sistemi, ha fondato il Center for Ecoliteracy di cui è direttore. È autore di diversi bestseller internazionali, tra cui Il Tao della fisica, La rete della vita e L’anima di Leonardo. Con Pier Luigi Luisi ha scritto Vita e natura. Una visione sistemica (Aboca Edizioni, 2014).

Anna Lappé è un’esperta di sistemi alimentari e agricoltura sostenibile riconosciuta a livello internazionale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Diet for a Hot Planet: The Climate Crisis at the End of Your Fork and What You Can Do About It (Bloomsbury USA, 2010). Attualmente dirige il Real Food Media Project. Con Frances Moore Lappé ha fondato lo Small Planet Institute and Fund.

Agricoltura e cambiamento climatico, Aboca Museum, 2016

 

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La foto è di Whomen who Farm

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