Enzo Bianchi, il Priore che ha contribuito al definirsi della gastronomia come scienza

Alcuni passi della Laudatio che il rettore dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, Piercarlo Grimaldi, pronuncerà oggi alle ore 18 nella Chiesa di Sant’Andrea* (Piazza Caduti per la Libertà) di Bra per la laurea honoris causa in Scienze Gastronomiche al Priore di Bose, Enzo Bianchi.

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Oggi ci attende un compito semplice e nel contempo difficile, quello di allineare criticamente le scientifiche ragioni per le quali a Enzo Bianchi, priore di Bose, viene conferita la laurea magistrale honoris causa in “Promozione e Gestione del Patrimonio Gastronomico e Turistico” da parte della nostra Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. Un compito semplice, perché solide e tante sono le ragioni che ci permettono di riconoscere in Enzo Bianchi uno dei più prestigiosi studiosi che stanno a fondamento delle scienze gastronomiche, e allo stesso tempo difficile, difficilissimo, perché la vita di Enzo Bianchi è costellata, scandita da uno slancio vitale, da una partecipazione solidale all’umanità e da una quotidiana, rigorosa ricerca che trascorre con severa levità su temi scientificamente lontani tra loro, costruendo solidi ponti, i cui archi, come ci fa intendere Ismail Kadaré (1984), sono i saperi che attengono a settori di conoscenza anche accademicamente differenti, e uniscono, altrove, sponde a volte irraggiungibili. La sua letteratura è ampia e articolatissima per contenuti e impianto complessivo del lavoro. Un progetto di scrittura che attiene all’ordine della teologia, dell’esegesi biblica, del pensiero religioso e nel contempo laico, che ricerca un non scontato dialogo tra lo spirito e il corpo, un confronto critico tra la mente e l’anima, tra la teoria e la prassi, tra la tradizione e la modernità, tra la cultura alta e la cultura popolare , tra l’egemonia e la subalternità. (…)

Uno sguardo olistico che pone il cibo al centro dell’uomo, di cui l’Ateneo ha formulato un Manifesto delle Scienze Gastronomiche, che proponiamo come misura del cibo nel mondo. In questo contesto l’insegnamento, l’esempio esistenziale e spirituale di Enzo Bianchi risulta non solo coerente con la tradizione di studi dell’Università di Scienze Gastronomiche, ma istanza capace di aggiungere, approfondire aspetti sommersi, non sempre discussi o esplicitati, talvolta censurati per la paura di dover condividere con l’altro il pane quotidiano, di invitare alla nostra stessa mensa il povero che, in quanto tale, ci inquieta, perché portatore di una diversità che ci ricorda il nostro essere ingiusti e non fratelli di un unico cammino. (…)

La ricerca del priore di Bose (…) è tesa ad affrontare i temi anche scomodi, che non sempre attengono ai percorsi di scienza più canonici, alla ricerca dell’uomo quale cifra ultima dell’essere al mondo. È in questa direzione, da lui esplorata in serena autonomia, che intendiamo inoltrarci, per indagare le sue traiettorie di senso, volte a riconnettere il corpo all’anima, a ricomporre una frattura esistenziale e spirituale che le temperie culturali e teologiche hanno artatamente separato, a volte attraverso faglie epistemiche difficilmente sanabili. (…)

Enzo Bianchi ha contribuito al definirsi della gastronomia come scienza, dando un grande contributo ai tratti fondativi di questa disciplina che fino a poco tempo fa veniva ancora considerata un’inferma conoscenza. Mentre il pensiero accademico di Pollenzo si propone di definire le prassi teoriche e metodologiche della disciplina e sostanziarle con ricerche di terreno che ne certifichino la fondatezza scientifica, Bianchi cerca con rigorosa razionalità di recuperare il cibo alla fede, di ricondurre nel suo alveo di dottrina il nutrimento quale parte fondante della religione, perché tratto costitutivo del corpo e della sua origine divina. Questo suo agire teorico e metodologico è rilevante per il nostro modello di conoscenza della gastronomia, perché aggiunge al nostro dialogo interdisciplinare un patrimonio teologico che lo rende olisticamente più ampio, epistemicamente più consistente. Un indispensabile percorso, che integra una visione, la nostra, per molti versi più laica, con la partigiana lotta spirituale di Bianchi. Un’estrema sintesi è il caso di cercare in queste scientifiche affinità elettive: il sacro è senz’altro ciò a cui tende il nostro comune agire. (…)

Benvenuto Enzo Bianchi, priore di Bose, nella tua nuova communitas del cibo, nell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, che ti accoglie a braccia aperte come Maestro, Amico e Padre e ti chiede di unirti al nostro tavolo e di spezzare insieme il nostro pane quotidiano, quello della ricerca che ci accomuna.

*l’ingresso alla cerimonia è libero sino a esaurimento posti disponibili.

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