La partenza Slow del nostro viaggio: Pennabilli

La prima tappa del percorso attraverso il Parco interregionale Sasso Simone e Simoncello

pennabilliIl nostro viaggio parte con un mix di mezzi di locomozione che potremmo intitolare: “Slow travel”: treno, due pullman e tanti tanti passi per giungere alla scoperta della biodiversità.  Le eccellenti guide Cai, capitanate da Imara Castaldi ci hanno accompagnato dal centro di Pennabilli fino alla splendida frazione di Ca’ Fanchi in cui ancora abita il coltivatore di frutti e ortaggi dimenticati Guerrino Fanchi,  passando  per l’antico  mulino recuperato presso Ponte Messa. Dopo aver guadato il torrente Messa e aver risalito un tortuoso sentiero (ma ristorati da succulente more), abbiamo raggiunto il piccolo Borgo dalla caratteristica chiesetta arcuata  col tetto a vela. Patate, pomodori e uve dal sapore antico vivono per testimoniarci la possibilità di un passato ancor oggi presente. Per citare le parole di Tonino Guerra: «È ora che ognuno canti una canzone nel proprio giardino».
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La testimonianza: Guerrino Fanchi il contadino custode

«Quando cominciai la mia attività di contadino, lo feci in questo borgo (Casa Fanchi, detta Cà Fanchi ndr) dove c’era il mulino, il forno per il pane, la fornace per la terracotta e tutto è incentrato intorno a questa piccola chiesa: unica nella sua forma e architettura. Come unici sono i prodotti che questa terra ha saputo offrirmi nel corso di tanti anni. Iniziando dal mais, pregiati “sette file” rossi o gialli, fino al girasole alto fino a cinque metri e ai pomodori e le patate! Ognuno con un sapore inconfondibile, unico. Mi diceva spesso Tonino (Guerra ndr) che la biodiversità si trova nel modo con cui si rispetta la pianta e la bellezza nello specifico.» 20150808_105841.jpg

Non serve pretendere dalla terra sempre il massimo: a me sembra strano vedere oggi tutta questa frutta così “obesa” gigante” nelle proporzioni: mi chiedo infatti, come mai a me le patate crescono sempre non più grandi di un pugno e invece nei supermercati ne trovo di grandissime? E lo stesso per i pomodori, ne ho visti ormai anche di enormi che pesano più di un chilo! Io qui seguo un metodo antico, ormai sconosciuto, a misura delle varietà di sementi antiche: la piantata. Si tratta di disporre filari di vite, intervallati a tratti da alberi da frutto che garantiscono sostegno alla vite stessa e produzione (quindi redditività agricola n.d.r.) per più periodi dell’anno.

In questi filari vi sono circa venti varietà diverse tra mele, pere, pesche e dodici varietà differenti di vite, ma di esse quattro ancora non hanno nome, ed è incredibile aver constatato che una di esse a detta di agronomi, luminari e professori è in tutto e per tutto la varietà chiamata “uva di corinto” presente fino ad oggi solo in una piccola zona isolana in Sicilia e che secondo le analisi in laboratorio giaceva qui da lungo tempo, ben oltre il periodo intorno agli anni sul finire del secolo scorso in cui un anonimo agricoltore ne portò alcuni semi a Tonino.

Al rispetto ho imparato anche ad abbinare la libertà, da garantire alla pianta nel corso della sua vita senza obbligarla a produzioni forzate, ad uno stress continuo, ma lasciandola libera di esprimersi nel suo corso, ed essa un anno ti darà tanto, un anno un po meno, ma non ci si deve arrabbiare con essa, perché la presenza di altre piante garantisce un equilibrio produttivo in grado di darmi tutto ciò di cui ho bisogno, anche di più. Quindi, rispetto e libertà sono inscindibilmente legati alla memoria, perché per custodire la terra, occorre essere consapevoli di poter vivere e lavorare in un sistema a misura d’uomo: io insieme ad altri pochi amici pensionati, ci provo con il progetto “Orto Amico di Casa Fanchi” a Pennabilli.

Testimonianza raccolta da Luca Pedetti