La mensa a scuola è un diritto, non un privilegio

Se anche le mense dei nostri bambini dovessero passare gli esami di riparazione a settembre, i risultati non farebbero sorridere. Lo testimonia il rapporto «(Non) tutti a mensa 2017» di Save the Children, che traccia un quadro desolante della ristorazione scolastica in Italia.

L’indagine, condotta nei 45 capoluoghi con popolazione superiore a 100mila abitanti, mostra che quasi un bambino su due nel campione non ha la possibilità di usufruire della mensa, ma la percentuale sale oltre il 50% in ben otto regioni. Tra le scuole che forniscono la refezione altre disparità si registrano nei costi, e nel 23% dei casi non esiste un locale mensa.

Numeri che restituiscono tutta la brutalità di una divisione per classi sociali imposta fin dalla prima infanzia, testimoniata anche dal fatto che il 5,7% dei nostri figli non consuma nemmeno una volta al giorno carne, pollo, pesce o un loro equivalente vegetariano. Questo è il vero scandalo da evidenziare, mentre l’informazione troppo spesso si perde dietro alle contese legali o alle diatribe sui menù.

Stando ai dati Istat di luglio, il numero dei minori che vivono in condizioni di povertà assoluta è aumentato fino a toccare quota 1 milione e 292mila, a cui va aggiunto un altro milione di bambini e adolescenti in povertà relativa. Per questi giovani la mensa può rappresentare l’unico pasto completo della giornata ed è il motivo per cui, più che delle guerre sul panino da casa, dovremmo preoccuparci che l’accesso alla mensa venga garantito come diritto da assicurare in modo equo e uniforme.

Una legge depositata in Senato ad agosto 2015, ancora all’esame della commissione, lo prevede. La mensa è un luogo di educazione alimentare e anche un forte indicatore di qualità della scuola, come testimonia la correlazione fra l’assenza del servizio e la dispersione scolastica: serve riportarla al suo ruolo il prima possibile.

 

Gaetano Pascale
Presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 17 settembre 2017

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