Ecco perché mangiare meno carne (e di qualità) è la cosa migliore che possiate fare nel 2019.

Poca ma buona. Sembra una banalità eppure è un messaggio che stenta a farsi largo, in particolare nel mondo Occidentale. Siamo parlando di consumo di carne che, non ci stanchiamo di ripetere, in Occidente, supera e di gran lunga non solo la necessità, ma anche la soglia limite per la nostra salute. Per questo con la campagna Slow Meat insistiamo su un consumo più ragionato, e sulla necessità di ridurre i consumi per privilegiare la qualità. Perché se dal punto di vista organolettico i vantaggi sono evidenti, non possiamo dimenticarci i benefici alla nostra salute e la tutela dell’ambiente quando scegliamo carne che proviene da allevamenti sani, estensivi e rispettosi di ambiente e animali.

Un messaggio che (per fortuna) non siamo i soli a diffondere. Anzi, The Guardian ne fa proprio una battaglia per il 2019.

Ecco dunque perché ridurre i consumo di carne è la cosa migliore che possiate fare secondo il Guardian.

Fare attenzione al riciclo o prendere il bus invece che l’auto per andare al lavoro sono abitudini che possono dare il loro contributo, ma sempre più gli scienziati insistono sul fatto che sia una particolare abitudine che dobbiamo cambiare se vogliamo davvero aiutare, anzi salvare il nostro: mangiare meno carne.

Una serie di ricerche pubblicate nel 2018 hanno smascherato il pesante impatto che il consumo di carne, soprattutto di manzo e maiale (e quella proveniente da allevamenti intensivi aggiungiamo noi), ha sull’ambiente, alimentando il cambiamento climatico e inquinando paesaggi e corsi d’acqua. L’agricoltura industriale e l’affacciarsi di quella che gli scienziati annunciano come la sesta estinzione di massa (l’attuale ritmo di estinzione delle specie animali e vegetali è considerato da 100 a 1.000 volte superiore a quello registrato in epoca pre-umana. Gli scienziati ritengono che siamo di fronte alla sesta estinzione di massa, questa volta per cause antropiche, persino superiore a quella che ha segnato la fine dei dinosauri, 65 milioni di anni fa [ndr]), fan sì che il bestiame da allevamento e l’uomo rappresentano oggi il 98% di tutti i mammiferi. Eppure, nonostante lo sfruttamento della maggioranza dei terreni agricoli sia destinato all’allevamento, la carne e i latticini rappresentano solo il 18% di tutte le calorie alimentari e circa un terzo delle proteine.

Ma l’imponente macchina dell’allevamento industriale non soltanto è inefficiente. Ma altamente distruttivo: la deforestazione dilagante per far posto a coltivazione di mangimi o per far posto al bestiame, insieme alle emissioni di metano causate dagli allevamenti e dai fertilizzanti, dà origine a emissioni pari a quelle di tutte le auto, camion e aerei del mondo. 

L’allevamento intensivo minaccia le altre specie di animali e inquina torrenti, fiumi, falde acquifere. In parole povere, l’oceano.

L’ultimo avvertimento è arrivato a ottobre quando nuovi studi hanno confermato che è necessaria una enorme riduzione del consumo di carne per evitare gli effetti disastrosi del cambiamento climatico: nei paesi occidentali, il consumo di carne bovina deve diminuire del 90% e sostituito con i legumi.

I tagli però devono riguardare anche il consumo di carne di maiale, latte e uova poiché entro il 2050 la popolazione mondiale aumenterà di altri 2 miliardi di persone. Il messaggio dei ricercatori p molto chiaro: se si vuole contenere l’aumento della temperatura entro i 2° C bisogna adottare una dieta flexitariana, ovvero un regime alimentare basato su verdura e legumi e pochissime proteine animali, un compromesso insomma tra dieta vegetariana e consumo contenuto – e il più possibile attento – di proteine animali.

Le misure suggerite sono tante: tassare la carne rossa, alimentare le mucche con alghe marine in modo da ridurre le fughe di metano, consumare insetti. Altri promuovono la carne in vitro (vedi articolo) o i sostituti vegani, ai quali noi preferiamo le ricette della nostra tradizione: sono centinaia le preparazioni a base di legumi, cereali e verdure che ci arricchiscono in gusto e salute!

Noi da parte nostra continuiamo a suggerire un consumo moderato, in linea con quanto le istituzioni sanitarie suggeriscono (meglio non andare oltre i 500 grammi a settimana) e soprattutto attento. Poca ma buona.

Per saperne di più non dimenticate di visitare la sezione Slow Meat su questo sito.

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