Earth Overshoot Day: aumenta il nostro debito ecologico

Oggi, 20 agosto, purtroppo, è l’Earth Overshoot Day 2013. Che cosa significa?
Significa che l’umanità da oggi ha finito di consumare le risorse che il nostro Pianeta è in grado di produrre in un anno in modo sostenibile. Quindi, per arrivare al 31 dicembre 2013, da domani iniziamo a consumare il “capitale natura”, impoverendolo. È come se avessimo finito i soldi e iniziassimo a vendere il patrimonio della nostra famiglia, deprivandone i nostri figli. Stiamo consumando il “capitale natura”, diminuendo il patrimonio disponibile e la sua capacità di “produrre interessi”, ovvero di generare le risorse necessarie alla nostra vita.
Lo studio è stato fatto dal Global Footprint Network (centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità) al quale collabora Rete civica italiana per comunicare nella nostra penisola l’evento dell’Overshoot Day.
Stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità (da troppi anni ormai!).
Occorre dunque diffondere una nuova cultura e secondo Slow Food il nostro modo di alimentarci, il nostro cibo quotidiano, può essere uno straordinario punto di partenza: ci riguarda tutti, non è così difficile come siamo portati a pensare, può essere un cambiamento all’insegna del gusto e del piacere.

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Il Global Footprint Network analizzala domanda dell’umanità di risorse ecologiche del pianeta (come ad esempio la produzione di cibo, le materie prime, l’assorbimento di anidride carbonica) — in altre parole l’Impronta ecologica dell’umanità (Ecological Footprint ) — rispetto alla capacità naturale di ricostituire quelle risorse e assorbire i rifiuti. I dati (scaricabili da questo link) del Global Footprint Network’s mostrano come in poco più di otto mesi, noi abbiamo usato una quantità di prodotti naturali pari a quella che il pianeta rigenera in un anno. Il resto dell’anno coincide con il “superamento”. Manterremo quindi il nostro deficit ecologico esaurendo le scorte di pesci, alberi e altre risorse, e accumulando rifiuti, come l’anidride carbonica in atmosfera e negli oceani. Al crescere del nostro livello di consumo – o di “spesa” – l’interesse che stiamo pagando su questo sempre più grande debito ecologico – foreste che si riducono, la perdita di biodiversità, il collasso della pesca, scarsità di cibo, la produttività dei terreni degradati e l’accumulo di anidride carbonica nella nostra atmosfera e negli oceani – non solo grava sull’ambiente ma mina anche le nostre economie. Il cambiamento climatico – che è provocato dall’emissione di gas serra ad un tasso più veloce di quanto possano essere assorbiti da foreste e oceani – è il più diffuso impatto dovuto al sovrasfruttamento ecologico.

Nel 1961, l’umanità usava solo circa due terzi delle risorse ecologiche messe a disposizione dalla Terra. Allora, la maggior parte dei paesi aveva riserve ecologiche. Eppure, sia la domanda globale che la popolazione stanno aumentando. Nei primi anni ’70, l’aumento delle emissioni di carbonio e la domanda umana di risorse cominciarono a superare ciò che il pianeta poteva metterci a disposizione in maniera rinnovabile. Siamo andati in overshoot ecologico.

Debitori vs creditori
Oggi, più dell’80% della popolazione mondiale vive in nazioni che utilizzano più di quanto i loro ecosistemi possono produrre in modo rinnovabile. Questi paesi “debitori ecologici” o prosciugano le loro risorse ecologiche o le prendono altrove. Ci vorrebbero quattro Italie per sostenerci. Se ognuno dovesse vivere come lo statunitense medio di oggi, ci vorrebbero quattro pianeti per sostenere la popolazione mondiale. In Qatar, il tipico residente richiede le risorse di sei Terre e mezzo. 
Non tutte le nazioni chiedono di più di quanto i loro ecosistemi siano in grado di fornire, ma anche le riserve di tali “creditori ecologici” come la Svezia si stanno riducendo nel corso del tempo. Non possiamo più sostenere un crescente divario economico tra ciò che la natura è in grado di fornire e quanto le nostre infrastrutture, economie e stili di vita richiedono.
Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network e co-creatore dell’indicatore ambientale “Impronta ecologica” (Ecological Footprint) ci ricorda che «Affrontare tali vincoli ha un impatto diretto sulle persone. Popolazioni a basso reddito hanno difficoltà a competere con il resto del mondo per le risorse».

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