È ufficiale: l’Italia dice no agli Ogm

L’Italia dice no agli Ogm e lo fa finalmente con un atto chiaro e preciso. Seguendo quando previsto dalla direttiva europea promulgata lo scorso 11 marzo e che consente agli Stati di impedire all’interno dei propri confini le coltivazioni transgeniche, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, di concerto con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il ministro della salute Beatrice Lorenzin, ha inviato alla Commissione europea «le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello Europeo». riso_ogm_016.jpg

Le buone notizie non finiscono qui. Il nostro paese è infatti in buona compagnia: cresce il numero degli Stati che hanno esercitato la facoltà prevista dalla direttiva 2015/412 e quindi notificato alla Commissione la volontà di “vietare al proprio interno la coltivazione degli organismi geneticamente modificati”. Per 10 paesi la Commissione ha già notificato la richiesta di bando: Austria, Croazia, Francia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia e Cipro. Altri 5 hanno appena inviato la domanda: insieme all’Italia c’è la Germania, la Danimarca, la Slovenia e la Bulgaria. Anche Scozia, Galles, Irlanda del Nord e Vallonia hanno richiesto l’esclusione delle coltivazioni transgeniche dai loro confini. E il numero degli Stati che non vogliono Ogm in casa può crescere in queste ore: c’è tempo fino al 3 ottobre per notificare questa volontà alla Commissione. In seguito rimane aperta l’opportunità di vietarne la coltivazione avvalorando motivazioni specifiche come ad esempio legate alla gestione del territorio e del paesaggio.

«Forse, dopo tanto penare, cautela e buon senso stanno prevalendo. Dire no alle produzioni agricole Gm significa, in Europa, tutelare economie basate sulla distintività dei prodotti, sulla loro storia e sulle culture che hanno determinato; significa anche non mettere a rischio un patrimonio di biodiversità già sufficientemente devastato e cercare di proteggere l’ambiente incentivando pratiche agricole sostenibili e provatamente salubri per i consumatori.   – sottolinea Cinzia Scaffidi, vicepresidente di Slow Food Italia – Speriamo che si moltiplichino i piccoli grandi passi come questo, che guardano agli interessi collettivi e alla realizzazione di produzioni alimentari sostenibili sotto ogni punto di vista».

 

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