Dossier vino: la parola a Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato

Dal 1 maggio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di adottare il sistema dematerializzato dei registri vitivinicoli. Un cambiamento che nelle intenzioni del normatore dovrebbe agevolare le operazioni amministrative. E quindi ridurre i labirinti burocratici che asfissiano il settore primario. Non tutti però sono convinti che questa sia la soluzione ottimale: in molti prevedono ulteriori difficoltà soprattutto per chi, tra le strutture aziendali di piccole dimensioni, fa fatica a stare dietro agli adempimenti richiesti. Ecco che abbiamo voluto spiegare con un Dossier dedicato (che potete trovare qui) che cosa si intenda esattamente per dematerializzazione dei servizi e chiedere un parere ai diretti interessati. Abbiamo intervistato Matilde Poggi, presidentessa della Federazione italiana vignaioli e indipendenti (Fivi). Se avete perso l’intervista ad Andrea Kihlgren, titolare dell’Azienda Agricola Santa Caterina di Sarzana (Sp), leggetela qui, mentre lunedì 13 ci aspettano i giovani viticoltori dell’associazione SoloRoero composta da Luca Faccenda (azienda agricola Valfaccenda a Canale), Alberto Oggero (dell’omonima cantina tra Canale e Santo Stefano Roero) e i fratelli Emanuele ed Enrico Cauda (Cascina Fornace).

Oggi la parola va a Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato

«L’abbandono dei Registri cartacei dei prodotti vitivinicoli è certamente un fatto storico ed epocale che determinerà un cambio di approccio, con alcune difficoltà soprattutto per le aziende di medio e piccole dimensioni. Il progresso è però fatto di novità. Ciò che però fortemente auspico è che non rappresenti un ulteriore eccesso di burocratizzazione nei fatti».

Presidente-Filippo-Mobrici-(ph-G.Morra)

Così Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato (tutela, gestisce e promuove 10 varietà di vini a d.o.c. e d.o.c.g. prodotti nell’area viticola del sud Piemonte, tra le provincie di Asti e Alessandria, con 4000 soci) commenta il processo di dematerializzazione dei registri di cantina che prevede la progressiva introduzione di un unico Registro telematico con l’invio delle movimentazioni al SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale.

«Il Testo Unico del settore vitivinicolo sembra andare nella direzione necessaria e auspicata di uno snellimento della burocrazia che a oggi penalizza fortemente il nostro settore. Siamo però ancora in attesa dei Decreti attuativi che dovranno confermare nella pratica questa intenzione. Ben venga quindi il processo di modernizzazione, ma le aziende sono comunque in allarme e permane un senso di diffidenza. In un settore quale il nostro che vede un numero elevato di Organi di Controllo, resta il timore che la poca elasticità del sistema informatico possa generare il panico da “controllo” e forme di vessazione che sono assolutamente da evitare. Per questo – continua Mobrici – è necessario che vi sia una certa elasticità che permetta di ovviare a errori fisiologici e umani affinché il sistema non diventi un ulteriore aggravio per le aziende di un comparto che, per volumi di produzione, fa da traino a tutto il settore agroalimentare italiano ed è il fiore all’occhiello di un Made in Italy che si vuole tutelare e rilanciare».

Alla domanda su quali suggerimenti dare al legislatore per una burocrazia a misura di contadino, Filippo Mobrici aggiunge che si rende necessario ridurre il numero degli Organi di Controllo, evitando sovrapposizioni di competenze, e giungere a una giustizia che garantisca una pena certa nei confronti di chi commette frodi causando un grave danno di immagine a tutto il settore. «Il livello di attenzione deve essere alto da parte di tutti. Poche regole semplici e pene certe per coloro che non le rispettano, al fine di permettere a tutti coloro che lavorano seriamente e con dedizione di continuare a essere i tutori del territorio».

A cura di Gabriella Chiusano, Slow Food Piemonte.

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