Dossier Vino: che cosa succede in Francia?

Thierry Mothe

Continuiamo la nostra inchiesta sul mondo del vino e la dematerializzazione dei registri vinicoli con un salto oltre confine. Oggi siamo a Fontenay-Près-Chablis, in Borgogna, dove facciamo due chiacchiere con Thierry Mothe, vigneron specializzato nell’ottimo Chablis. La proprietà Colombier, di 55 ettari, appartiene alla sua famiglia fin dal 1887 e oggi è gestita dai tre fratelli Jean-Louis, Vincent et Thierry, appunto. Dopo aver perfezionato la vinificazione dello Chablis nel 1957, è negli anni ’80 che l’azienda si apre al commercio in bottiglia, producendone attualmente 430.000 l’anno, di cui l’80% destinate all’esportazione. Un lavoro giornaliero portato avanti con rigore, nel pieno rispetto delle regole tradizionali associate alle tecniche più moderne, per dare al vino «quella passione e quell’amore che da sempre contraddistingue il lavoro della mia famiglia», racconta Thierry. Ma veniamo al nostro scottante tema.

In Italia ci sono differenze legali e burocratiche per le aziende di dimensioni ridotte e per quelle più grandi, in Francia è così?

No, in Francia non ci sono differenze sostanziali, tutti dobbiamo compilare almeno 6 registri per ogni singola operazione che facciamo, ogni movimento commerciale.

Ci sarà un’evoluzione con la dematerializzazione dei registri?

Tutti ora ci dicono che ci sarà una notevole semplificazione, ma si sa, quando si parla di informatizzazione poi il requisito fondamentale è che non ci siano virus, bug o altri intoppi. La verità è che ci saranno sempre problemi da risolvere, servirà sempre un’ottima connessione e di parecchio tempo per imparare a usare il nuovo sistema. Probabilmente sarà più immediato per le nuove generazioni, ma per noi che lavoriamo su carta da 25 anni non sarà così semplice.

In Francia esistono organismi di controllo efficaci per lottare contro le frodi?

Direi che in Francia frodare il sistema è davvero molto difficile, tutto è controllato meticolosamente dalla polizia doganale, che può richiedere in ogni istante i volumi presenti in cantina, quelli venduti e il materiale acquistato, e da altri 7-8 organismi di controllo, ognuno con il proprio ambito di azione, dalle vigne, alla qualità dei vini, alle Doc e Docg, alle frodi. Non so bene quale sia la situazione in Italia, anche se ogni tanto si viene a sapere di frodi e scandali incredibili, ma direi che in Francia il sistema dei controlli accontenta e salvaguarda tutti: lo Stato, i produttori e i consumatori.

Quali sono le principali difficoltà che dovete affrontare?

In due parole: ridurre la burocrazia. Ci vorrebbero documenti di accompagnamento più semplici per le nostre merci, ci sono informazioni che gli stessi controllori non considerano fondamentali, e allora ci chiediamo “perché ce le fate inserire comunque?”. E la situazione resterà complicata anche con la dematerializzazione, non credete, restiamo al computer tutto il giorno, ed è così sia per i produttori di piccola scala che per quelli più grandi.

E dopo questa chiacchierata, Thierry si lascia andare a un «j’en ai marre de toute cette bureaucratie, tout est trop compliqué!»

Alessia Pautasso
a.pautasso@slowfood.it

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