Dall’Italia a Chengdu

In vista del Congresso internazionale di Slow Food abbiamo chiesto a tre rappresentanti della delegazione italiana in Cina di raccontarci le loro aspettative e le visioni per il futuro dell’associazione.

Valentina Gucciardo, Fiduciaria di Livorno, 43 anni

«Dobbiamo continuare a gettare i nostri semi, soprattutto al di là del nostro orticello. Il dialogo è fondamentale, ma si può portare avanti solo se si hanno spalle forti della propria identità e piedi ben piantati nell’associazione. Se si facesse anche solo un solo passo verso un vero cambiamento, questa sarebbe la rivoluzione, è in questo che credo e che cerco di fare ogni giorno lavorando al progetto Orto in Condotta. Perché non si tratta solo di un’iniziativa scolastica ma di un modo per creare legami emotivi e accrescere la consapevolezza. Anche con gli orti si solidificano le radici per poi mettere le ali e guardare al mondo esterno.

Sarà il primo Congresso. Forte dell’esperienza di Terra Madre, so che l’incontro con gli altri delegati sarà un’esplosione di energia. Gli orti poi sono una lingua comune comprensibile in tutto il mondo e sarà meraviglioso intessere nuovi legami e vedere come questo progetto si sviluppa a tutte le latitudini».

Fulvio Prandi, Fiduciario di Alba, 52 anni

«Viviamo in un’epoca di fortissimo movimento in cui, oltre alla biodiversità, dobbiamo confrontarci anche con altre diversità, di vita, di pensiero e di culture. Per questo è fondamentale restiamo un’associazione inclusiva condividendo il più possibile i nostri valori. Spesso si teme che aprirsi al mondo significhi rinunciare alla propria identità, ma in realtà è esattamente il contrario. Dobbiamo avere un effetto calamita per far sì che gli altri si avvicinino a noi: il diritto al piacere per cui ci battiamo da sempre significa dare la possibilità di vivere e godere di ciò che ci dà la terra, è un diritto trasversale e deve valere per tutti. Quindi le parole d’ordine devono continuare a essere: tutelare le diversità, aggregare e caricare di valore politico le nostre azioni, i nostri ideali.

Mi aspetto escano idee propulsive e che sia un momento di svolta per la diffusione della partecipazione e l’integrazione. Sono curioso di confrontarmi con delegati di altre parti del mondo per riuscire a coniugare le istanze di tutti. Vorrei riuscissimo a mettere le ali a tutte queste proposte per costruire insieme la Slow Food del futuro».

Sara Guercio, Fiduciaria di Latina, 27 anni 

«Rispetto a qualche anno fa, ora sono in tanti a occuparsi di educazione alimentare e tutela della biodiversità. La chiave di volta per il futuro di Slow Food secondo me sta proprio nella nostra peculiarità e nel saper trovare il modo giusto di dialogare con altre realtà, di aprirci al mondo. A volte forse dovremmo avere più coraggio per uscire dai nostri confini e andare a confrontarci, portando in giro la nostra voce e il nostro modo di vedere le cose, perché lì sta la nostra forza. E soprattutto cerchiamo il modo per avvicinare i più giovani al nostro mondo, perché è da loro che può partire il cambiamento.

Questo sarà il mio primo Congresso, quindi le aspettative sono altissime! Sono certa sarà un’esperienza unica per confrontarsi con delegati di altri Paesi, conoscere nuove persone e trattare gli argomenti in modo approfondito, vedendo anche come Slow Food è interpretata all’estero».

 

A cura di Alessia Pautasso
a.pautasso@slowfood.it

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