Dalla parte dei pulcini, e di un sistema più naturale di allevamento

Sapete che fine fanno i pulcini maschi che hanno la sfortuna di nascere nella filiera delle galline ovaiole? Finiscono triturati vivi o soffocati, come permesso dalla nostra normativa comunitaria. Sì avete letto bene, è legale. E sapete perché? Rappresentano un costo eccessivo per l’industria delle uova. Del resto non sono nemmeno selezionati per la produzione di carne, quindi sono completamente inutili e vanno eliminati. chicks

Evidentemente la notizia si deve essere diffusa tra i consumatori, tanto che il Governo tedesco ha promesso che dal 2017 vieterà questa pratica affidandosi a tecniche che dovrebbero individuare il sesso dell’animale dall’esame delle uova. Una promessa che, se mantenuta, significa evitare la nascita e dunque l’uccisione di oltre 45 milioni di pulcini nella sola Germania. Ora pare che anche negli Stati Uniti la maggiore associazione di produttori di uova, la United Egg Producers, voglia assumersi questo impegno. Questa associazione, che da sola rappresenta il 95% della produzione di uova negli States, ha annunciato qualche giorno fa che intende abbandonare tale pratica entro il 2020. Come? Sempre con le tecniche di sessaggio. Ma a condizione che esista una tecnica efficace ed economicamente sostenibile entro quella data, come leggiamo sul loro sito: «Siamo consapevoli che esiste un buon numero di ricerche internazionali in corso in questo settore e noi incoraggiamo lo sviluppo di un’alternativa con l’obiettivo di eliminare l’abbattimento dei pulcini maschi entro il 2020 non appena sarà disponibile sul mercato a un costo sostenibile». E se la ricerca non dovesse raggiungere i risultati sperati?

In Germania per esempio, le previsioni che le davano disponibili per la seconda metà del 2016 sembrano destinate a slittare, nonostante la pressione del Ministero dell’Agricoltura che finanzia il progetto. Ci stanno lavorando anche in Canada (anche in questo caso l’associazione dei produttori in collaborazione con la McGill University dell’Ontario ) e in Olanda (studio avviato dalla start up In Ovo in collaborazione con una società danese, la Senovo, e che può contare sul sostegno delle quattro principali aziende olandesi che gestiscono incubatoi).

A guardare bene sono tutte tecniche sostenute dalle grandi industrie, che in questo modo potrebbero continuare a perpetuare allevamenti intensivi di ovaiole senza la rogna dei consumatori che si lamentano per la morte dei pulcini maschi. Non che non si possa essere contenti che questa barbarie sia finalmente venuta allo scoperto e che si stia lavorando per metterci fine. Ma ancora una volta non possiamo dire che sia questa la filiera che ci piace. E poi non basta smettere di uccidere i pulcini (e non vediamo l’ora che questo avvenga), bisogna anche garantire una vita migliore a quelli che nascono.

Ci sono alternative? Oltre l’allevamento estensivo, che capiamo non possa essere adottato da tutti a tamburo battente, si potrebbe privilegiare l’allevamento di una razza a duplice attitudine. Che cosa vuol dire? Le femmine sono allevate per la produzione di uova e i maschi per quella di carne. Certo le galline non produrrebbero uova a più non posso come fanno quelle selezionate per questa filiera. E i maschi non crescerebbero, anzi ingrasserebbero, alla velocità di un broiler (i polli selezionati per l’allevamento intensivo che raggiungono il peso richiesto dal mercato in 35/50 giorni).

Se la scelta deve essere tra un allevamento in cui polli e galline sono considerati macchine, con tutte le conseguenze su salute e benessere loro e nostro, e un allevamento anche solo un minimo più naturale, non abbiamo dubbi: siamo per la seconda opzione.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonti:
The Guardian
Il fatto alimentare
phys.org
www.ciwf.it

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