Dal primo Salone all’Alleanza dei Cuochi: Rita Abagnale racconta la sua Slow Food

Stiamo ripercorrendo insieme i trent’anni di Slow Food in Italia, attraverso il ricordo di chi ha fatto la storia dell’associazione. Voci storiche e voci nuove si intrecciano per raccontarci com’è cambiata Slow Food e come cambierà in futuro. Oggi vi raccontiamo la storia di Rita Abagnale che ha fatto crescere con passione il progetto dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi in Campania e Basilicata.

Voce squillante e appassionata, una vita dedicata alla Chiocciola, Rita Abagnale è responsabile dell’Alleanza dei Cuochi per la Campania e la Basilicata. Ha conosciuto Carlo Petrini nel 1990 durante una convention ad Amalfi: «Fu amore a prima vista!» scherza Rita. «Aveva questa capacità di raccontare le cose come stavano e di coinvolgere tutti con il suo carisma». Descrive così Carlo, «un maestro che non ho mai smesso di seguire e che col tempo è diventato anche un caro amico».

Rita è cresciuta in una masseria, dove la nonna avellinese le ha trasmesso la passione per la cucina e il legame con il territorio. Trascorreva le giornate nella vecchia cucina a studiare e rispettare i prodotti della terra. In Slow Food ha ritrovato tutti i princìpi con cui è cresciuta.

Sin dall’inizio ha seguito Petrini negli eventi e nelle manifestazioni. Come il primo Salone del Gusto, nel 1996: «Mi avevano chiesto di partecipare per rappresentare il mio territorio. Ne ero lusingata e anche fiera» racconta Rita. «Avevamo la possibilità di farci conoscere dal resto dell’Italia e dal mondo. Ricordo che vendemmo circa duemila delizie al limone della costiera sorrentina. Non ce lo aspettavamo! Lo stand della Campania fu uno tra i più apprezzati di tutto l’evento. A un certo punto c’era talmente tanta gente che dovemmo improvvisare piatti nuovi! La vera scoperta per i visitatori furono i piatti poveri e i sapori autentici della tradizione, ormai dimenticati dai più. Il Salone ripristinava il legame tra cibo e territorio, facendo riscoprire realtà perdute e raccontando storie di agricoltori, cuochi, allevatori. Ecco, è questo ciò che più conta: raccontare. Il Salone era diventato la voce delle regioni, delle tradizioni e dei produttori».

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Nel 2000 si cominciò a parlare di Presìdi. Anche Slow Food Campania si mobilitò, insieme alle altre regioni italiane, e avviò un importante percorso che ha visto, nel corso degli anni, la tutela di alcune eccellenze del territorio campano. Tra i primissimi anche il pomodoro San Marzano, recuperato «su suggerimento di Carlin» dice Rita. «Ci ha ricordato che era un prodotto della memoria, che doveva continuare a esistere per non dimenticare le nostre radici». Pochi anni dopo si aggiunse anche il carciofo violetto di Castellammare e con lui numerosi altri ortaggi, legumi, salumi, lavorazioni tradizionali, a dimostrare l’intenzione della Campania di portare all’attenzione comune quello che lentamente stava scomparendo dalle tavole e dai mercati.

«Grazie al sostegno di Slow Food e di Petrini, in Campania abbiamo potuto tutelare realtà che altrimenti sarebbero andate perse e creare una rete forte che comprende anche numerosi giovani» prosegue Rita. «Molti sono ancora acerbi, inesperti. Hanno bisogno di qualcuno che li guidi e trasmetta loro il valore di far parte di un’associazione come Slow Food. Non ci rendiamo conto delle ricchezze che popolano le nostre campagne: ora più che mai dobbiamo essere uniti e rispondere alle esigenze della nostra regione. Quindi che meglio dei giovani può aiutarci in questo compito?».

Da due anni Rita è responsabile dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi per la Campania e la Basilicata. Può contare sul valido aiuto di cinque collaboratori provinciali che tengono i contatti con i cuochi e i pizzaioli iscritti alla rete. «È il progetto che preferisco! Ci abbiamo lavorato tanto e siamo riusciti a far diventare l’Alleanza la massima espressione del lavoro di Slow Food sul territorio: rappresenta un filo diretto tra i prodotti e il pubblico». E ancora: «A oggi abbiamo coinvolto 57 cuochi e 27 pizzaioli con i quali giriamo la regione e l’Italia, non perdiamo neanche un evento Slow Food!»

Il lavoro che Slow Food Campania sta portando avanti in questi mesi riguarda la formazione dei cuochi e dei pizzaioli: «Organizziamo dei corsi in cui ognuno dei professionisti porta i saperi della propria provincia e i propri metodi. Perché è questo quello che serve, lo scambio di conoscenze». Tra le tante iniziative, Rita racconta anche delle assemblee sulla legalità e dell’intenzione di coinvolgere i cuochi e i pizzaioli dell’Alleanza, ma anche gli stessi produttori, in progetti di risposta alla camorra: «Ci siamo già mossi a riguardo, ma il lavoro da fare è tanto».

Rita ci confessa che la cosa che ha sempre amato dell’associazione della Chiocciola sono le persone: «Mi piace credere in quello che fanno, dare un supporto e aiutarle nel realizzare i loro progetti». Ammette che le manca un po’ la “sua” Slow Food, quella degli inizi: «Siamo cambiati nel corso degli anni ma non dobbiamo smettere di credere in quello che facciamo, e metterci passione fino in fondo!»

A cura di Gabriella Bruzzone

g.bruzzone@slowfood.it

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