A cosa serve l’Appennino senza i suoi abitanti?

Nel XXVIII secolo William Blake scriveva: «Quando uomini e montagne s’incontrano, grandi cose accadono». Contrariamente a quest’affermazione, dalla fine dell’800 alla metà del 900, la montagna in Italia è diventata un serbatoio inesauribile di forza lavoro rappresentato da quelle persone che a causa dell’indigenza e dall’emarginazione scelsero l’emigrazione in altri paesi prima, e l’inurbamento nelle città industriali e produttive, poi.

L’Appennino, la cui dorsale si snoda lungo tutta la penisola, ne è l’esempio più esteso, articolato e complesso. La scarsa presenza di residenti in Appennino, infatti, non deriva solo dal modello economico basato sui grandi investimenti concentrati in pianura ma anche dal progressivo invecchiamento della popolazione rimasta. Un insieme di fattori che hanno contribuito non solo a considerare le aree interne come marginali, ma che ha anche dato seguito a politiche-nazionali e comunitarie con la logica di sussidio e sussistenza che poi ha di fatto finito per snaturare gli scopi originali delle politiche di aiuto alle comunità montane.

Nicola del Vecchio

II Rapporto Montagne Italia: ricerca e innovazione punti di partenza per modelli di sviluppo replicabili nel contesto montano

Il II Rapporto Montagne Italia a cura di Fondazione Montagne Italia, di recente pubblicazione, mostra una situazione demografica in miglioramento. La tendenza è stata giustificata dal ritorno verso le aree interne dovuto alla progressiva presenza di migranti. Tuttavia l’Appennino preso per singole aree mostra una marcata realtà di spopolamento, ed è quanto mai attuale l’ultima indagine effettuata dalla collaborazione tra Slow Food Italia, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Unisg) e Università degli Studi del Molise (Unimol).

Il quadro dell’approfondimento parte dal progetto di Slow Food Italia sugli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino che affronta i temi dell’Appennino con un approccio di tipo olistico, concentrandosi su diverse aree come l’agricoltura, l’ambiente, il paesaggio, il turismo, le infrastrutture, le reti sociali, culturali e relazioni territoriali. In occasione dell’ultima convocazione del 2015 a Castel del Giudice (Is) è emersa l’importanza della ricerca e dell’innovazione come punti di partenza per individuare modelli di sviluppo replicabili nel contesto montano. Con questo spirito Slow Food Italia, Ispra, Unisg e Unimol hanno analizzato la situazione nei comuni appenninici negli ultimi 20 anni.

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L’analisi e i risultati

Le dinamiche di variazione territoriale, seguendo una classificazione di aree interne e di individuazione dei poli, hanno portato ad una suddivisione dei comuni in periferici, ultraperiferici, Poli, Poli intercomunali e cintura. Meno del 6% della regione appenninica può essere considerato parte di un Polo o di un Polo intercomunale, mentre più della metà (56%) della sua superficie territoriale viene considerata periferica o ultraperiferica.

Dal punto di vista delle popolazioni residenti sono stati indagati i trend demografici di 975 comuni rappresentativi. Sono state analizzate le elaborazioni effettuate su dati censuari e intercensuari Istat dal 1971 al 2014. Secondo l’ultimo censimento è risultato una presenza di 2.805.476 abitanti, il 5,2% della popolazione italiana, con una suddivisione di genere in linea con le percentuali nazionali. La caratteristica evidente della regione appenninica, in particolare dei comuni periferici e ultraperiferici, si riflette nelle analisi demografiche, da cui emerge che circa il 77% dei comuni è interessato da fenomeni di spopolamento.

Nel corso degli ultimi quarant’anni, la popolazione dei comuni montani degli Appennini ha continuato a calare, con una diminuzione dell’8%, aumentando la forbice con il resto d’Italia dove, invece, la popolazione è cresciuta del 10% nello stesso periodo.

appennino

Le fasce d’età della popolazione esaminate hanno confermato le dinamiche di una demografia appenninica che, oltre a diminuire, invecchia sempre di più. L’indice di dipendenza strutturale medio, che prende in considerazione la percentuale di abitanti in età non attiva (minore di 14 e maggiore di 65) rispetto a quelli in età attiva, è superiore alla media comunale nazionale (62,3% nei comuni Appenninici e 55,6% nel resto d’Italia). Il dato, considerando anche la percentuale della componente anziana appenninica (intorno al 27% nel 2011 contro una media nazionale del 23%), ha evidenziato un forte calo nella popolazione under 14, ad ulteriore conferma del ben noto fenomeno dell’invecchiamento demografico.

L’approfondimento dell’indagine ha mostrato che l’accorpamento dei comuni in 3 macro categorie (poli, intermedi e periferici) evidenzia il distacco tra l’andamento crescente della popolazione dei poli principali della dorsale appenninica e quello decrescente della fascia più periferica, che si dissocia dall’andamento nazionale per la stessa tipologia di comuni.

In definitiva è emerso che circa un terzo dei comuni appenninici ha meno di 1.000 abitanti e il 6% è costituito da piccolissimi borghi in comuni con meno di 300 residenti. Oltre il 50% della popolazione degli Appennini è concentrata nel 12% dei comuni con più di 5.000 abitanti.

La prima Assemblea nazionale dei Sindaci e Amministratori dell’Appennino

Il quadro allarmante evidenziato da questa analisi (disponibile sul nostro sito qui) è stato ed è tuttora al centro dei lavori degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino. Assieme a diversi attori coinvolti (agricoltori, allevatori, artigiani, rappresentanti di consorzi, di associazioni culturali e, soprattutto, giovani) si vuole invertire la tendenza attraverso la condivisione di modelli di sviluppo realizzati “dal basso” e replicabili.

Nel prossimo mese di ottobre dal 21 al 23 Slow Food Italia ha indetto la prima Assemblea nazionale dei Sindaci e Amministratori dell’Appennino. La convocazione è destinata agli amministratori dei comuni dell’Appennino che in qualità di rappresentati delle proprie Comunità discuteranno, approfondiranno e scambieranno idee, proposte ed esperienze per riuscire – insieme – a costruire il rilancio dei propri territori.

 

Anselme Bakudila
a.bakudila@slowfood.it

 

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