COP22, l’ennesima occasione persa?

Quattrocentosessantasettemila morti premature in 41 Paesi europei, nell’arco di tempo compreso tra il 2000 e il 2014: a tanto ammonta il costo umano dell’inquinamento atmosferico secondo i dati del rapporto Qualità dell’aria in Europa 2016, pubblicato questa mattina dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea).

Il report conferma che lo smog resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute umana, un rischio al quale è esposto l’85% della popolazione urbana dell’Ue.

Dati che fanno riflettere, a maggior ragione perché arrivano a un giorno di distanza dall’allarme lanciato dalla Corte dei Conti europea sul rischio che l’Unione Europea non raggiunga il target del 20% sul bilancio 2014-2020 da destinare all’azione per il clima, e a meno di una settimana dalla chiusura dei lavori di COP22 a Marrakech, in Marocco.

cop22Più che una “COP dell’azione”, come si proponeva di essere nelle dichiarazioni pre-summit, quella conclusasi venerdì scorso è sembrata a molti una “COP della procrastinazione”.

I dossier più scottanti ereditati dalla precedente conferenza di Parigi sono rimasti sul tavolo, compresi quelli riguardanti l’agricoltura. Del tutto assente nei colloqui fin dal Summit di Rio del 1992, il settore primario si è guadagnato un posto nei documenti ufficiali legati al futuro dell’ambiente solo con COP21. Il preambolo dell’Accordo di Parigi menziona «la priorità fondamentale di salvaguardare la sicurezza alimentare e porre fine alla fame e le particolari vulnerabilità dei sistemi di produzione alimentare agli impatti del cambiamento climatico».

Un segno tangibile della crescente attenzione verso questi temi è il fatto che l’agricoltura venga menzionata nel 94% dei contributi nazionali all’Accordo, cioè negli impegni assunti dagli Stati per contenere le emissioni di gas serra.

L’agricoltura è la prima vittima dei cambiamenti climatici ma è anche uno dei principali responsabili dell’inquinamento. Era quindi lecito aspettarsi che da COP22 i governi della Terra avrebbero portato a casa qualche avanzamento sul fronte della lotta agli effetti del riscaldamento globale sui terreni, della sicurezza alimentare o delle emissioni agricole. Tanto più che il meeting si svolgeva in Africa, dove il 60% della popolazione vive di agricoltura.

Invece, nonostante il tema fosse in cima all’agenda dello Scientific and Technological Body Advice (SBSTA) di COP, i disaccordi tra le nazioni hanno prevalso. Secondo il giornale francese Libération, avrebbe pesato la solita spaccatura tra Paesi sviluppati ed emergenti (le nazioni del G77 e la Cina): i primi spingevano per mitigare l’impatto inquinante del settore, mentre le economie più legate all’agricoltura intensiva e alle monocolture da esportazione (come Argentina, India, Brasile) hanno mostrato una posizione molto meno favorevole in merito.

pesticidaMa COP22 ha tradito le aspettative anche sotto altri profili. A cominciare dai finanziamenti climatici, ai quali, secondo l’Accordo di Parigi, i Paesi ricchi dovrebbero destinare 100 miliardi di dollari entro il 2020: a parte le buone intenzioni, non c’è nessuna garanzia che quei soldi arriveranno davvero. Gli unici stanziamenti sicuri sono i 50 milioni che Stati Uniti, Regno Unito e Germania devolveranno nella creazione di un fondo per le nazioni in via di sviluppo, ma è appena una goccia nel mare.

Nessun Paese ha aggiornato i piani nazionali di taglio alle emissioni, nonostante sia ormai acclarato che gli impegni enunciati finora non consentiranno di ridurre l’innalzamento delle temperature medie oltre i 2,7 C° (decisamente oltre alla soglia massima di 2 C° fissata a Parigi). Solo Stati Uniti, Canada, Messico e Germania hanno preso impegni precisi, prendendo però come orizzonte temporale il 2050: in particolare, la Germania ha fissato un target di riduzione dei gas serra tra l’80% e il 95% rispetto al 1990, mentre Usa e Canada promettono di tagliare i livelli di inquinamento dell’80% rispetto al 2005.

Quanto gli Stati Uniti riusciranno davvero a realizzare, a questo punto, dipenderà dagli orientamenti della futura amministrazione. Il neopresidente Trump ha parlato poco di ambiente in campagna elettorale: in uno dei confronti televisivi, fece molto discutere un tweet del 2012 in cui il magnate dichiarava che «il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi, al fine di rendere non competitive le industrie americane».

trumpOggi Donald Trump sembra meno scettico sul cambiamento climatico. Lo dice nel corso di una lunga intervista con il New York Times, affermando di credere che fra i fenomeni in atto nel pianeta e le attività umane «c’è qualche connessione», sebbene lo preoccupi in primo luogo quanto una maggior tutela dell’ambiente costerà alle imprese americane.

Ora si guarda già al 2018, quando è prevista la revisione degli impegni per tutti gli Stati. Ma questo non significa che nel frattempo i lavori debbano fermarsi: il prossimo appuntamento con COP23 è fissato l’anno prossimo a Bonn, in due diverse sessioni che si terranno in primavera e in inverno.

Anche se la nazione ospitante è la Germania, a organizzare i colloqui per la prima volta è uno Stato insulare tra i più colpiti dagli sconvolgimenti climatici, le isole Figi. Il primo ministro figiano Frank Bainimarama, durante l’assemblea plenaria conclusiva di COP22, si è rivolto proprio al nuovo presidente statunitense: «Invitiamo Trump a venire alle Figi per vedere con i suoi occhi se i cambiamenti climatici non esistono. Noi tutti ci siamo rivolti agli Stati Uniti nei giorni bui della seconda guerra mondiale. Allora fummo salvati. Oggi Washington deve fare la sua parte per salvarci, di nuovo».

Slow Food Italia fa parte della Coalizione Clima, formata da oltre 200 organizzazioni e migliaia di cittadini insieme per il clima e per far rispettare l’Accordo di Parigi. Segui le attività della Coalizione e leggi l’appello Non mangiamoci il clima, promosso dalla nostra associazione in occasione di COP22.

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • Si   No
SlowFood, Prendici Gusto, diventa socio
comments powered by Disqus