Consumo di suolo: ogni anno perdiamo uno spazio rurale grande quanto la Val d’Aosta

Emergono dati – e conferme – interessanti anche per l’agricoltura dal Rapporto sulle politiche del paesaggio diffuso pochi giorni fa dal ministero dei Beni culturali.

La crisi del paesaggio agricolo, in particolare, emerge da quello che gli esperti qualificano come un processo di erosione su due fronti. Da un lato c’è una disgregazione dello spazio rurale alimentata da “un continuum edificato a bassa densità” che non è più città e non è ancora campagna, il cosiddetto sprawl urbano. Dall’altra, un abbandono dei terreni coltivati che, nota il Rapporto, spesso viene frainteso come un positivo “ritorno alla natura”, dimenticando il problema del dissesto idrogeologico.

Dal Rapporto emerge che il consumo di suolo in Italia è in continua crescita. Anche se in questi ultimi anni ha registrato un rallentamento, entrambe le forme di “erosione” sono avanzate con rapidità: quella da abbandono è passata dal 28,5% al 36,1% del territorio nazionale, quella da urban sprawl dal 19,9% al 22,2%.

Nel complesso, la superficie non intaccata dai due opposti fenomeni si riduce dal 52,2% al 42,4%: ciò significa che in media, ogni anno, perdiamo uno spazio rurale di circa 3mila km2, poco meno dell’intera Valle d’Aosta.

Questa progressiva eclissi della campagna dal nostro orizzonte, anche visivo, ci ricorda che tutela del paesaggio e tutela dell’ambiente procedono di pari passo. Quando si parla di ridurre il consumo di suolo, di regimentare i corsi d’acqua o di recuperare terrazzamenti si parla infatti sia di ambiente sia di paesaggio.

Esiste poi un ulteriore rischio da cui guardarsi, quello della specializzazione produttiva. Ѐ il caso di quei paesaggi ben custoditi – come certe aree viticole – dove però si vengono a perdere la fauna e la flora spontanea. Oggi la Pac prevede, tra le azioni del greening, le Ecological Focus Area (Efa) solo per i seminativi, ma non per le colture arboree: estendere questo tipo di tutela darebbe senz’altro respiro alla biodiversità.

Gaetano Pascale
g.pascale@slowfood.it

Da Sostiene Slow Food, La Stampa 5 novembre 2017

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