Vongole: quando le misure fanno la differenza

Il rispetto delle taglie minime di pesca è una questione di sopravvivenza dei mari e di chi di mare vive. No alla pesca delle vongole sotto i 2,5 cm se non c’è un parere scientifico autorevole e una valutazione degli stock.

Ultimamente si fa un gran parlare di taglie minime per la pesca delle vongole, con forti proteste da parte dei vongolari. L’oggetto del contendere è una vecchia legge italiana (già DPR del 1968) ripresa dell’Unione Europea nel 2006. Tra le altre cose questa norma prevede la taglia minima delle vongole di 2,5 cm, misura che i vongolari chiedono di abbassare di qualche millimetro. La vicenda è stata amplificata da alcuni partiti, pronti a saltare su qualsiasi carro della protesta senza minimamente approfondire e dimenticando che il loro ruolo è quello della difesa del bene comune. Le taglie minime non sono una questione di lana caprina, ma un indice essenziale per il futuro dei mari. Non possiamo sottrarre al mare essere viventi senza chiederci se questi abbiano avuto la possibilità di riprodursi. Questa misura si era stabilita su basi scientifiche e a oggi non ci sono studi che smentiscano queste conclusioni. Il Ministero delle Politiche agricole ha avviato una ricerca presso l’Università di Bologna, i cui risultati sono attesi a breve.

«Su questo argomento si stanno facendo troppe parole. La questione è molto più semplice di quanto immaginiamo. La capacità di riprodursi delle vongole varia a seconda delle dimensione in una progressione esponenziale. Se vogliamo ancora mangiare vongole nostrane dovremmo aumentare la taglia di pesca. Al contrario di quanto si propone, bisognerebbe lasciarle crescere e non prelevarle troppo presto. Il prelievo anticipato è il vero motivo per il quale non si trovano più vongole grandi», puntualizza Roberto Danovaro, professore di Biologia ed Ecologia marina dell’Università Politecnica delle Marche. La norma sulle taglie minime non è solo una misura ambientale, ma anche e soprattutto economica: se non si preserva il mare non si garantisce un futuro a chi grazie al mare vive.

«Chi contesta questa norma europea non dice tutta la verità. Le taglie minime non sono l’unico problema, perché dietro questa protesta si nasconde la richiesta di riduzione della distanza di pesca dalla costa. Questo è quanto richiedono alcune categorie di pescatori nonostante l’impatto negativo delle vongolare dotate di turbosoffianti sui fondali più bassi: più si va vicino alla costa più le zone sono delicate», afferma Silvio Greco, biologo marino e responsabile scientifico di Slow Fish. Ma così i consumatori non capiscono: presi all’amo da una questione che riguarda da vicino le loro tavole, non sanno che si sta tentando di distruggere l’ambiente marino e con esso quegli stessi prodotti che vorrebbero tutelare. «Oggi la legge impone che queste vongolare peschino ad almeno 0,3 miglia dalla costa, circa 500 metri. Si può anche ragionare sulla legge, ma non senza prima aver concluso uno studio accurato sulle condizioni dello stock di vongole lungo le coste italiane», conclude Greco.

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