Slow Wine 2019

Se dovessimo riassumere in uno slogan la filosofia della guida potremmo dire “meno marketing e più viticoltura”. Anche per questo motivo l’interesse dei lettori è in crescita, dimostrando grande vicinanza alle tematiche care a Slow Food, nel declinare la qualità di ogni prodotto non solo in base al risultato nel bicchiere ma indagando tutte le fasi della filiera produttiva. Slow Wine è l’unica guida a visitare ogni anno tutti i produttori recensiti, grazie a un numero di collaboratori che ormai sfiora le 300 persone. Una mappatura del territorio che non ha pari e che permette di segnalare agli addetti ai lavori e ai semplici appassionati sempre nuove aziende e realtà enologiche.

 

Ecco come la raccontano i curatori: «Fino a quindici anni fa tutti i vini dovevano avere una chiara impostazione enologica, con affinamenti in barrique, “ciccia e muscoli”, estratti secchi da primato e così via. Ora è tutto il contrario, se non si usano i lieviti indigeni e le fermentazioni spontanee si è nemici del popolo, se il colore di un rosso è solo un po’ più accentuato di un ravanello pallido il produttore si merita la ghigliottina, e poi tanta acidità, sale, etc. L’anfora “is the new barrique”, insomma un cocciopesto non si nega più a nessuno. Un cambiamento epocale che ha sconvolto appassionati, esperti e alla fine anche i produttori, che, magari non troppo convinti dei propri mezzi e delle proprie idee, si fanno attirare dalle mode, come d’altra parte accadde all’inizio degli anni Novanta.

L’unico antidoto per farsi una propria solida opinione è diventare dei nerd, ovvero trasformare la passione in ricerca costante, per penetrare nei vari risvolti della materia e padroneggiare così gli argomenti con assoluta competenza. Certo, costa fatica e impegno: bisogna leggere un bel po’ di libri e confrontare le opinioni degli esperti di agronomia, entomologia, ampelografia, geologia, enologia e così via. In più è necessario anche farsi una solida esperienza sul campo, visitando quante più aziende possibili per confrontare le varie tecniche adottate dai vignaioli. Così come essere aperti mentalmente durante le degustazioni, che se fatte alla cieca aiutano nella laicità dei giudizi e talvolta sovvertono idee preconcette. Chi fa il nostro mestiere e scrive una guida dovrebbe proprio svolgere una funzione di supporto, di spunto per approfondire un argomento piuttosto che un altro, aiutando a scoprire un territorio per volta, per confrontarsi con una denominazione o con un vitigno in particolare. Ci piace pensare che Slow Wine possa essere un mezzo per interpretare il momento storico che viviamo, il famoso corpo intermedio di cui sopra così tanto in crisi nel mondo contemporaneo, una sorta di mediatore culturale tra le varie istanze che travolgono il vino propinando una verità piuttosto che un’altra. Vorremmo essere un astrolabio per andare oltre le colonne d’Ercole. In fondo Ulisse, che non per niente secondo Omero navigava “su un mare color del vino verso genti straniere”, lo sapeva bene, quando nell’Inferno dantesco ammonì la propria ciurma con le immortali parole “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Ecco, forse le fiamme dell’inferno ci attendono, ma noi facciamo comunque vela, tenaci, verso il nostro ineluttabile destino».

 

Curatori Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni

Collana Guide Slow

Pagine 1120 – Prezzo 24 euro

 

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