«Razionalizzare i marchi di qualità»

Scarica qui la versione integrale dell’indagine ISMEA 2010 sulle produzioni Dop e Igp
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È stata presentata questa mattina al Salone del Gusto di Torino l’indagine 2010 condotta da ISMEA su consumi, fatturato ed export delle produzioni Dop e Igp. Insieme all’indagine annuale “gemella” condotta dall’Istat, essa disegna la situazione dettagliata e aggiornata del contesto produttivo e strutturale delle produzioni a indicazione di origine.
L’incontro, moderato da Augusto Grandi, giornalista de Il Sole 24 ore, è stato aperto dal Presidente Slow Food Italia Roberto Burdese, il quale ha dichiarato: «Slow Food auspica che questa presentazione possa diventare un appuntamento costante del Salone del Gusto, magari realizzando insieme, in occasione delle prossime edizioni, una ricerca cucita sul tema della manifestazione».
Nella sua relazione Fabio Del Bravo, coordinatore Area Mercati e supporto alle decisioni di ISMEA, ha illustrato i risultati dell’indagine: di 213 prodotti italiani iscritti nel registro comunitario dei marchi di qualità, i primi 10 sviluppano l’84% dell’intero fatturato. «I dati – ha aggiunto Del Bravo – dimostrano che c’è un mercato interno difficile da sfondare ma uno esterno molto interessante». Le motivazioni potrebbero essere riconducibili, secondo il rappresentante ISMEA, a un panorama eterogeneo che rende problematico, anche da parte delle istituzioni, adottare misure che soddisfino tutti. «Molti – ha evidenziato Del Bravo – attribuiscono ai marchi, nati per la salvaguardia di un prodotto, un valore di marketing ancora non ben sviluppato, mentre il consumatore si fida sempre più della conoscenza che matura nel tempo piuttosto che della certificazione, come insegna Slow Food». Dalla relazione emerge infatti che il calo dei consumi è determinato sia dalla crisi economica (l’approvvigionamento di prodotti domestici presso supermercati, ipermercati e discount è cresciuto del 18% negli ultimi anni, raggiungendo così il 76% del totale) sia dal disorientamento del consumatore (il fatturato di prodotti biologici è cresciuto infatti in modo considerevole).
Dario Stefano, Assessore Regione Puglia alle Risorse Agroalimentari e Coordinatore della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni ha ripreso le sollecitazioni di Del Bravo affermando: «Gli enti locali vedono spesso nella certificazione di qualità un intrinseco valore di mercato. È questo uno dei motivi per cui bisogna procedere con rapidità verso un’azione di razionalizzazione dei marchi. La proliferazione crea confusione, come evidenziato dal dato nazionale. Associare il marchio italiano a un panino di McDonald’s riduce le certezze in termini di fiducia e consente alle agropiraterie maggiori spazi d’intervento». L’Assessore Stefano ha dunque auspicato che l’Italia si faccia carico in sede di Commissione europea di leggi che limitino l’ingresso di questi prodotti nei territori comunitari. «La via da intraprendere – ha aggiunto in chiusura del suo intervento – è quella dell’aggregazione, la quale deve essere interpretata come attuazione di strumenti che facciano stare insieme piccole imprese senza rinunciare alla propria autonomia produttiva».

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