Pascale, Slow Food: «Non depenalizziamo i reati connessi alla falsa etichettatura degli extravergini»

«In un momento in cui la filiera dell’olio extravergine si dimostra tra le più sensibili e appetibili per le frodi alimentari, riteniamo sia un grave errore allentare la morsa depenalizzando i reati connessi alla falsa etichettatura degli oli extravergini. La sola sanzione amministrativa per le truffe connesse rischia di diventare una sorta di tassa con cui i soggetti intenzionati a delinquere si affrancano da questo grave reato. I consumatori e i produttori onesti devono essere tutelati con norme rigorose e con la certezza che gli illeciti volti a minare la trasparenza nella filiera siano puniti anche penalmente».

Questo il commento di Gaetano Pascale, Presidente di Slow Food Italia, al tentativo del Governo di depenalizzare la falsa etichettatura dell’olio extravergine. Oggi, infatti, la frode in commercio è un reato penale punito ai sensi degli articoli 515 e 517 del codice penale. Se invece venisse approvato lo Schema di decreto legislativo “recante disposizioni sanzionatorie per la violazione del regolamento Ue n.29/2012”, firmato dal ministro Boschi e attualmente sottoposto dal Governo a parere parlamentare, chi “non rispetta l’obbligo di indicare in etichetta e nei documenti la designazione dell’origine, nonchè la difforme designazione dell’origine anche ricorrendo a segni, figure o altro” sarà punito semplicemente “con una sanzione amministrativa da 3.500 a 18mila euro“. È questo il contenuto del comma 1 dell’articolo 4 dell’atto di governo n.248 sottoposto a parere parlamentare che sta suscitando molte proteste. In questo momento invece il percorso da intraprendere dovrebbe sostenere la proposta di riforma del codice penale che rafforza la lotta all’agropirateria alimentare, sostenuta dal ministro della Giustizia Orlando e presieduta dal procuratore Caselli, in discussione giovedì alla Commissione Agricoltura della Camera.

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