Ogm: dopo la sentenza della Corte di giustizia europea nessun problema, ma manteniamo alta l’attenzione

Una storia senza fine. Questo sembra il continuo via vai di sentenze e decreti che regola in Europa le coltivazioni Geneticamente modificate. E tutto in barba alla volontà dei cittadini che continuano comunque a non desiderare Ogm tra i confini europei. Con una sentenza contraddittoria, ieri la Corte di giustizia europea ha di fatto riaperto la questione mettendo in discussione il principio di precauzione. «Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati senza che sia evidente l’esistenza di un rischio per la salute o per l’ambiente». Una assurdità considerato che il principio di precauzione dovrebbe servire proprio nei casi in cui la pericolosio danno non è scientificamente dimostrata in pieno o da tutti gli organi chiamati a pronunciarsi, ma ci sono forti dubbi.
 
«Fermo restando questa sentenza non ha nessun impatto sul divieto di coltivazione di Ogm attualmente in vigore in Italia, la decisione del tribunale mette in discussione un principio fondamentale per i cittadini. Si continua a combattere una battaglia a colpi di sentenze che spesso sono in contraddizione l’una con l’altra, a livello nazionale ed europeo o – come in questo caso – persino nella loro stessa stesura. Dire che il principio di precauzione non vale se non è accertato il rischio è talmente assurdo che richiederebbe il ricorso a una corte internazionale della logica e del buon senso. È sempre più evidente che il potere delle multinazionali è più forte di qualsiasi istituzione politica e nemmeno quando la volontà dei cittadini è chiara – come lo è sugli Ogm, dove la larga maggioranza è contraria – la politica è in grado di prendere decisioni definitive e di legiferare di conseguenza. Invitiamo il pertanto il nostro governo a mantenere salda la posizione sugli Ogm, che al di là dei rischi per la salute e per l’ambiente, rimangono una minaccia reale per il sistema agricolo fondato sulla biodiversità» commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia.
 
Come accennato rimane in vigore la direttiva (Ue) 2015/412 del Parlamento europeo e del Consiglio che permette a ogni stato membro di richiedere di «adeguare l’ambito geografico di un’autorizzazione alla coltivazione di un Ogm già concessa», in modo che tutto il suo territorio o una parte sia escluso dalla coltivazione. E le motivazioni riguardano obiettivi di politica ambientale o agricola, pianificazione urbana e uso del suolo, difficoltà di coesistenza con coltivazioni non-ogm e impatto socioeconomico.
Per ottenere questo risultato, gli Stati membri devono fare richiesta alla Commissione, così come è successo il 9 ottobre del 2015 quando l’Italia inviò alla Commissione europea «le richieste di esclusione di tutto il territorio italiano dalla coltivazione di tutti gli Ogm autorizzati a livello Europeo». Manteniamo alta dunque l’attenzione nel caso malaugurato in cui l’Ue ne approvi di nuove sementi Gm.
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