Nessun accordo sul rinnovo del glifosato

Slow Food: «È arrivato il momento di bandire questa sostanza classificata “probabilmente cancerogena”»

Non è stato raggiunto alcun accordo sul rinnovo dell’autorizzazione per il glifosato. Tra i 9 Paesi che hanno votato contro, anche l’Italia, che ha confermato le dichiarazioni dei giorni scorsi.

Secondo fonti diplomatiche, adesso la Commissione si sta confrontando con i singoli governi per capire se ridurre il periodo di autorizzazione – inizialmente di 10 anni, dopo il voto di ieri dell’Europarlamento tra 7 e 5 – possa aprire la strada al rinnovo del temuto erbicida.

Diventa quindi fondamentale per Slow Food che i governi votino contro il rinnovo e si indirizzino per il bando totale del glifosato: qualsiasi altra strada vorrebbe dire andare contro l’opinione dei cittadini e disattendere le loro aspettative, espresse con l’iniziativa europea Stop Glifosato, che ha raccolto 1.070.865 firme.

«Oggi la voce di oltre un milione di cittadini europei e della società civile è rimasta inascoltata e la loro volontà non rispettata. Ed è preoccupante che chi prende decisioni sulla nostra salute non si attivi in maniera forte per l’eliminazione totale di questo erbicida, classificato da importanti istituti di ricerca, tra cui quello dell’Oms, “probabilmente cancerogeno”», afferma Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food.
Le ricerche scientifiche ci dicono che nel 45% dei terreni europei ci sono tracce di glifosato e che le particelle vengono disperse nell’ambiente con il vento e la pioggia, inquinando le falde acquifere e danneggiando le difese naturali delle piante, dei funghi e degli organismi viventi del suolo. Questa è la prova di come i residui della sostanza incidano sul suolo e, di conseguenza, sulla nostra salute.

«Produrre senza l’uso di glifosato è una pratica già in uso e si chiama agroecologia. Siamo fermamente convinti che eliminare questa sostanza dalla nostra dieta quotidiana sia un passo importante verso la salvaguardia della nostra salute e dell’ambiente. Ed è possibile solo cambiando modello produttivo e adottando pratiche agroecologiche», conclude Petrini.

«Votando contro, l’Italia ha scelto di stare dalla parte dell’ambiente e dei cittadini. Adesso è fondamentale che i nostri rappresentanti mantengano questa posizione anche in caso di rimodulazione della richiesta da parte della Commissione», aggiunge il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale. «Ma chiediamo di più: affinché tutti i Paesi votino contro il rinnovo è necessario che l’Italia e gli altri Stati sensibili intraprendano un’azione diplomatica su chi, come Germania e Portogallo, si è astenuto e su chi, ben 16 Stati, ha addirittura votato a favore», conclude Pascale.

Oggi hanno votato a favore del rinnovo 16 Paesi (Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Olanda, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Spagna, Ungheria), mentre Germania e Portogallo si sono astenuti e 9 Paesi hanno votato contro (Belgio, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Slovenia e Svezia).

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