Morìa di pesce in uno dei principali stagni dell’Oristanese: Slow Food sostiene le rivendicazioni dei pescatori

Arselle, orate, spigole morte galleggiano sull’acqua torbida dello stagno di Corru s’Ittiri e i pescatori del Consorzio delle Cooperative Riunite di Terralba da ieri picchettano gli ingressi della 3A di Arborea (Or), azienda che lavora il latte degli allevamenti locali ritenuti responsabili dell’inquinamento delle acque. Ma questa volta i pescatori non vogliono risarcimenti in denaro, vogliono il risanamento delle lagune di Arborea e intendono mantenere i picchetti fino a quando non riceveranno dalla Regione rassicurazioni in merito.
Lo stagno di Corru s’Ittiri, vicino ad Arborea, benchè protetto dalla Convenzione di Ramsar quale zona umida di importanza mondiale per la conservazione del patrimomonio biologico del pianeta, è sottoposto alle conseguenze dell’insediamento a più alto sviluppo zootecnico della Sardegna.
Nello stagno i pescatori locali raccolgono le arselle autoctone una ad una, con lo specchio e un attrezzo simile a un coltello, ma dopo il disastro ecologico di giovedì scorso l’annata è persa ed è fortemente pregiudicata anche per i prossimi anni.

Slow Food sostiene le rivendicazioni dei pescatori. Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità Onlus, afferma: «In questa zona di altissimo valore ambientale si pratica una pesca tradizionale sostenibile che ci permette di gustare ancora arselle appartenenti alla specie Tapes decussatus, del tutto diverse dalle “filippine” – le Tapes philippinarum – che hanno invaso i fondali delle lagune italiane eliminando progressivamente la specie autoctona. Ma non solo: le vongole sono generalmente pescate con sistemi che devastano i fondali mentre qui, a Marceddì e Corru S’Ittiri, la tecnica antica non danneggia ambiente e risorse. Invece di essere premiati per il loro lavoro, vedono pregiudicato il loro futuro. Slow Food non può che appoggiarli, a cominciare dall’istituzione, già avvenuta nei mesi scorsi, di un Presidio sostenuto dalla Provincia di Oristano e dal SIL (Soggetto Intermediario Locale). Ci auguriamo che gli enti pubblici deputati al controllo e alla gestione delle lagune li ascoltino. La ricchezza della Sardegna è costituita dall’ambiente splendido e incontaminato, ma è una risorsa che va tutelata e difesa».

Gli stagni costieri ricoprono centinaia di ettari tra il mare dalla terraferma e danno da vivere a 125 pescatori e alle loro famiglie. Solo poche aree sono rimaste agibili per la pesca: i grandi allevamenti bovini – oltre 33 mila capi intorno ad Arborea (sui circa 47 mila allevati in Sardegna) – che riversano liquami e le aziende agricole di frutta e ortaggi che sovraccaricano di azoto e pesticidi i terreni irrigati causano periodicamente morie di pesci e molluschi.
L’area circostante lo stagno di Corru s’Ittiri è già stata definita dalla Regione Sardegna “zona vulnerabile da nitrati di origine agricola”, classificazione stabilita dalla Direttiva Europea 91/676: nel corso degli ultimi anni in un’area di circa 55 kmq è stata rilevata una presenza di nitrati nelle acque sotterranee superiore ai 50 mg/l, anzi, in molti rilevamenti anche doppia rispetto agli standard previsti dalla legge. Non è la prima volta che si verificano morie di pesce ma la notizia non va mai oltre le cronache regionali: eppure è una situazione emblematica di una crisi di un modello produttivo che fino ad oggi ha contrapposto chi vive e produce sullo stesso territorio. Da una parte i pescatori con un’attività storica che mantiene l’equilibrio ecologico dell’ambiente; dall’altra gli agricoltori e gli allevatori impegnati in una corsa produttivistica poco sensibile alle conseguenze ambientali devastanti.

«E’ necessario trovare al più presto una soluzione» ribadisce Piero Sardo «già molti stagni negli anni scorsi sono stati definitivamente abbandonati perchè “morti”: Santa Giusta, Sena Arubia, San Giovanni. Il fondale di Corru S’Ittiri è ricoperto di liquami e l’acqua del mare che entra ed esce con la marea non riesce più a ripulirlo. Occorre una presa di posizione forte se non vogliamo che nel giro di pochi anni centinaia di pescatori rimangano senza lavoro e con loro vada perso un pezzo importante della straordinaria biodiversità della Sardegna.»

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