L’Europa dice Sì al CETA

Pascale, Slow Food: «l’Italia non lo ratifichi e tuteli gli interessi dei cittadini»

 

Con 408 voti a favore e 254 contrari, il Parlamento Europeo apre le porte al CETA: «Ancora una volta siamo di fronte a un trattato che intende affermare gli interessi della grande industria, a scapito sia dei cittadini che dei produttori di piccola scala. Ciò di cui abbiamo bisogno è invece l’adozione di un nuovo sistema che ci indirizzi verso una politica commerciale inclusiva, che abbia come punti cardine i bisogni delle persone e del nostro pianeta. Ratificare il CETA ci allontanerebbe sicuramente da questo obiettivo», commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «Già 3,5 milioni hanno manifestato il loro dissenso firmando la petizione diffusa nei mesi scorsi, è ora di dare loro ascolto!».

 

Con l’approvazione del trattato da parte del Parlamento Europeo una buona parte del CETA entra immediatamente in vigore, in attesa della votazione di ciascuno dei parlamenti nazionali. «La decisione ora è in mano ai singoli Stati Membri ed è sufficiente che un solo Paese non lo ratifichi per fare in modo che il CETA non passi. Chiediamo quindi al Governo italiano che rispetti l’opinione dei cittadini e si schieri finalmente a favore dei produttori locali e dell’ambiente», conclude Pascale. «L’accordo, infatti, include moltissimi temi, dai lavori pubblici alla carne agli ormoni, dal glifosato agli Ogm, tema tra l’altro, su cui si deciderà in gran segreto».

 

Per essere ancora più concreti, possiamo fare un esempio: in Europa abbiamo 1300 prodotti alimentari a indicazione geografica, 2800 vini e 330 distillati. Di questi, il CETA ne tutelerebbe solamente 173. «Questo significa che alcune denominazioni di origine di prodotti legati al territorio e con una tecnica produttiva tradizionale potrebbero essere tranquillamente imitati oltreoceano, senza essere passibili di alcuna sanzione», commenta Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «E attenzione a non pensare che questo sia un discorso protezionista nei confronti dei contadini europei, perché per altre filiere vale al contrario». Prendiamo la produzione di latte, che in Europa soffre a causa della sovrapproduzione e prezzi troppo bassi, mentre in Canada si sono mantenuti livelli di remunerazione soddisfacenti. «Il CETA aprirebbe il mercato canadese ai prodotti lattiero-caseari europei provocando una caduta dei prezzi oltreoceano e di conseguenza un peggioramento delle condizioni di vita degli allevatori. Il discorso è lo stesso dunque: invece di migliorare le condizioni di chi sta peggio, si innesca una guerra al ribasso che porta al baratro chi produce bene. Queste misure fanno esclusivamente il gioco della grande industria e della speculazione finanziaria».