Le Comunità dell’Appennino: «Vogliamo vivere del nostro lavoro, non di sussidi!»

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A Castel del Giudice si discute di agricoltura, turismo, innovazione e tradizione

Prima mattina di lavori agli Stati Generale delle Comunità dell’Appennino. In Molise a Castel del Giudice, paese simbolo di pratiche virtuose in provincia di Isernia, Slow Food Italia ha chiamato a raccolta oltre 150 agricoltori, allevatori, artigiani e rappresentanti di enti e consorzi per valutare lo stato attuale e i nuovi strumenti per una appenninorinascita sociale, culturale ed economica della dorsale italica. L’obiettivo è ambizioso: raccogliere idee, suggestioni e proposte concrete che possano migliorare la qualità della vita e soprattutto ripopolare queste aree che in tanti si ostinano a chiamare marginali, ma che raccolgono energie e talenti che possono innescare quel tipo di economia comunitaria e condivisa che Slow Food ritiene essere la carta vincente per il futuro di tutto il nostro paese. E non solo.

Quattro le commissioni incaricate di elaborare, proporre e raccogliere progetti e idee: Agricoltura, ambiente e paesaggio, Turismo sostenibile e infrastrutture, Ricerca e innovazione e Reti sociali, culturali e relazioni territoriali. Tutte unite da uno stesso leitmotiv, emerso durante i lavori della prima mattinata: l’esigenza e la richiesta di politiche legate al territorio e non dettate da burocrazie livellatrici. Ma vediamole nello specifico.

Intense ore di dibattito per la commissione Agricoltura in cui non sono mancati i momenti di confronto vivace a riprova che il tema è parecchio sentito: «Non vogliamo vivere di finanziamenti europei, vogliamo vivere di reddito da lavoro. Se questo non succede gli agricoltori di montagna saranno gli indiani nelle riserve, usati dalle amministrazioni pubbliche nel momento della festa. E invece vorremmo una politica che ci permetta di dare ai nostri figli le stesse possibilità, la stessa offerta culturale dei figli dei cittadini», chiede senza mezzi termini Daniele Corrotti il rappresentante dell’Associazione dei produttori di Pratomagno (dorsale tra il Valdarno superiore e il Casentino, a nord ovest di Arezzo). Unica strada per raggiungere questo obiettivo è ancorare la produzione alimentare alla valorizzazione della biodiversità, alla tutela del suolo e al rispetto del paesaggio. «Dobbiamo uscire dalla definizione di paesaggio come oggetto puramente estetico, il paesaggio è identità, è la nostra montagna, la nostra chiesa, i sapori e profumi che i nostri genitori ci hanno trasmesso. Dando una definizione soggettiva di paesaggio si fa la rivoluzione. Ricordiamo che non ci sono tanti paesaggi, ma solo uno: il nostro», ci ricorda Domenico Nicoletti, segretario generale dell’osservatorio Europeo di Arco Latino e direttore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
La commissione Agricoltura, ambiente e paesaggio, coordinata dall’agronoma Silvia de Paulis (membro del Consiglio regionale Slow Food Abruzzo e Molise, responsabile dei Presìdi Slow Food e delle comunità del cibo abruzzesi e molisane) lavorerà nel pomeriggio per elaborare idee e modelli da declinare sul tutto il territorio a partire da quattro esigenze emerse nel corso della mattinata di analisi:
– Tutela del suolo, l’elemento di cui si dimentica la finitezza, ma che invece garantisce il nostro benessere, non solo economico
– Reddito da lavoro e non da finanziamenti, reso possibile dalla valorizzazione della biodiversità e della qualità delle produzioni
– Riscoperta di ambiente e paesaggio inteso come identità
– Creazione di reti anche attraverso politiche sociali che siano al servizio del territorio e di chi lo vive senza che venga snaturato

La commissione Turismo sostenibile e infrastrutture, coordinata da Giovanni Perri (docente di Turismo Enogastronomico e Geografia all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo) è partita dalla necessità di affermare l’Appennino come soggetto unico di promozione culturale e territoriale. «Il turismo è un settore trasversale che coinvolge attori diversi e necessita di un approccio scientifico, progettato in maniera condivisa tra l’amministrazione pubblica, il settore privato e la società civile. Il progetto dei Presìdi Slow Food può essere replicato anche a livello turistico, adattandolo al mondo dei servizi in un’ottica di sostenibilità intesa come rispetto dell’esperienza di vita del turista», è la proposta emersa e sintetizzata da Perri. «Il ricco patrimonio immateriale delle comunità dell’Appennino entra a pieno titolo tra gli elementi prioritari nello sviluppo di un nuovo modello turistico, nel quale la politica è chiamata a partecipare garantendo servizi di alto livello, base indispensabile per costruire un’offerta turistica di qualità. Dalle strutture ricettive alla pianificazione degli itinerari, il turismo ha bisogno di lavorare sulle specificità dei territori in maniera integrata».

Obiettivo della commissione Ricerca e innovazione, coordinata da Cinzia Scaffidi, vice presidente di Slow Food Italia, è elaborare un nuovo modello di sviluppo per l’Appennino a partire dalle comunità. Questo significa lavorare sul territorio, accogliere le esigenze delle popolazioni per sviluppare nuovi modelli di produzione, trasformazione, commercializzazione dei prodotti agricoli: «Perché non si può avere sviluppo del settore secondario e terziario se il primario non è solido», raccoglie le idee Scaffidi. Queste istanze devono essere integrate ai Piani di sviluppo rurale, che spesso si dimostrano slegate dalle reali necessità locali.

L’approccio della commissione Reti sociali, culturali e relazioni territoriali guidata da Marisa Gigliotti (professoressa di Urbanistica presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria) è più antropologico: «Abbiamo incontrato la comunità di allevatori di Pescocostanzo, nell’aquilano: 30 famiglie che vivono dell’allevamento di bovini e bufale da latte, produzione di latte crudo in un territorio vocato all’allevamento ovino e caprino. Una comunità che rischia di perdere identità e storia perché manca il ricambio generazionale: rimarranno le bufale ma non le persone. Purtroppo le istituzioni spesso sono miopi rispetto a realtà del genere, imponendo regolamenti che mal si combinano con la realtà locale».

Ecco il comunicato stampa, il programma e tutti i materiali delle passate edizioni degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino. Leggi tutte le storie degli eroi dell’Appennino.

Gli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino proseguono domani con le conclusioni e la presentazione dello studio realizzato da Slow Food Italia, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Unisg) e Università degli Studi del Molise (Unimol), che analizzando i dati degli ultimi 50/60 anni, denuncia la grave crisi demografica e il preoccupante abbandono del territorio che vivono le terre alte, che sono anche colpite, al pari delle aree metropolitane più popolose e sviluppate, dalla perdita di suolo dovuta alla cementificazione che ha invaso i fondovalle.

 

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