Il bue grasso di Carrù all’asta

Quest’anno la Fiera del Bue Grasso di Carrù (13 dicembre) ha un interessante prologo su eBay. Fino al 9 dicembre sarà infatti possibile aggiudicarsi sul famoso sito d’aste on line quattro esemplari del celebre bue grasso di cui uno, “Ipnos”, appartenente al Presidio Slow Food della razza piemontese. L’iniziativa è stata ideata dal comune di Carrù, organizzatore della Fiera, per valorizzare e promuovere un esempio unico dell’eccellenza agroalimentare italiana che rischia di scomparire. Per partecipare e fare un’offerta è possibile collegarsi al sito del Comune di Carrù (http://www.esprimo.com/adv/astadelbuedicarru/).

Slow Food da parte sua, quest’anno ha acquistato tre esemplari selezionati di bue grasso, pagandoli a un prezzo superiore alla media, per rimarcare la necessità che gli allevatori siano retribuiti correttamente per il loro lavoro, frutto di attenzione, pazienza e savoir-faire.

La Fiera del bue grasso di Carrù, alle soglie dei cent’anni, e nonostante il successo di pubblico, potrebbe perdere il suo grande protagonista: il bue appunto. L’anno scorso erano 31 i capi in Fiera, contro le centinaia di esemplari che popolavano le piazze di Carrù pochi denenni or sono.
Scarsa remunerazione a fronte di un lavoro lungo e faticoso sono le cause per cui sono sempre meno gli allevatori di bue grasso, oggi concentrati in appena 10 stalle in grado di fornire non più di 90 esemplari. Nonostante questo, ogni anno le sue carni sui banconi delle macellerie di Piemonte, Liguria, fino a Milano, pare che siano inesauribili.

Per salvare il bue grasso, per tutelare sia produttori che consumatori, il Comune di Carrù e Slow Food hanno concordato un progetto sintetizzato in quattro punti.

Da quest’anno:
1) Tutti i buoi che parteciperanno alla Fiera del bue grasso di Carrù dovranno essere iscritti a un registro gestito dalla Asl 16 locale e dall’Associazione nazionale allevatori dei bovini di razza piemontese (Anaborapi).
2) I capi venduti alla Fiera saranno poi accompagnati da un certificato che i macellai potranno esporre per attestare che quel preciso punto vendita tratta carne di vero bue grasso di Carrù.
Dal 2008:
3) Un regolamento darà disposizioni precise agli allevatori circa alimentazione e pratica di allevamento: il vero bue grasso deve avere almeno 5 anni, deve essere di razza piemontese ed essere stato alimentato con prodotti rigorosamente naturali.
4) Un marchio di identificazione garantirà il vero bue grasso di Carrù.

Con questa iniziativa, Slow Food e Comune di Carrù hanno voluto dare un segnale forte per iniziare un percorso di valorizzazione di questo animale unico.
Percorso che si pone due obiettivi. Da un lato riconoscere il giusto compenso a un allevatore che ha dedicato cure e attenzioni a un esemplare per ben 5 anni: oggigiorno la carne viene pagata 5 euro al chilogrammo mentre macellai e intermediari la rivendono a tre volte tanto; dall’altro dare al consumatore la certezza di acquistare vero bue grasso di Carrù, allevato secondo un rigido protocollo che ne attesti la qualità.

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