Food for Change

Cibo per il cambiamento, ognuno di noi, ogni giorno,

sulla nostra tavola, per il futuro della Terra

 

Innescare il cambiamento in ognuno di noi, nella vita di ogni giorno, a partire dal cibo, dalla scelta di ciò che acquistiamo – e perché no, coltiviamo – per preparare i nostri pasti. È a questo che punta la dodicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto: andare oltre i cinque giorni dell’evento e la campagna di comunicazione sui canali associativi e sui media, italiani e internazionali; coinvolgere il più alto numero possibile di persone, visitatori reali e partecipanti virtuali; ascoltare, incontrare, prendere esempio dalle storie di chi Food for Change lo vive ogni giorno nella propria vita, in ogni angolo del mondo. Vogliamo condividere qualche esempio di cosa vuol dire per la rete di Slow Food cambiare il mondo attraverso il cibo, con il proprio lavoro, o nel proprio tempo libero, un passo per volta, ciascuno in base alle proprie possibilità. Sono le storie di alcuni dei delegati che dal 20 al 24 settembre sono a Torino.

Helen Nguya nell’orto comunitario di Maji ya Chai

In oltre 35 anni di esperienza nella realizzazione di progetti di sviluppo per le comunità della Tanzania a partire dal cibo e dall’agricoltura sostenibile, Helen Nguya ha sempre lavorato secondo il principio per cui le comunità devono incarnare il cambiamento che desiderano. È stata artefice dell’organizzazione locale Trmega (Training, Research, Monitoring and Evaluation on Gender and Aids), un punto di riferimento per persone vulnerabili come vedove, bambini, donne molto povere e malati di Hiv e Aids che si fanno forza lavorando insieme. Nel 2004 è entrata in contatto con Slow Food e oggi è tra i più convinti promotori del progetto Orti in Africa che contribuisce a realizzare insieme al Presidio del miele di ape melipona di Arusha e ad altri progetti di Slow Food in Tanzania.

Isabel Angelica Inayao Sepulveda è cilena. Nelle aree rurali intorno alla piccola cittadina di Paillaco, nel sud del Paese, si dedica all’agricoltura sostenibile di piccola scala. Giovanissima, insieme ad altre 18 donne lavora nella Agrupación por la biodiversidad de Paillaco. Sono mujeres rurales e fanno parte della rete locale di Slow Food, sono sostenitrici di una produzione agricola senza chimica e si dedicano alla ricerca di varietà locali, promuovendo un’alimentazione sana in contrasto con l’avanzata delle malattie dovute a un eccessivo consumo di cibi processati. Producono ortaggi seguendo il metodo dell’agroecologia, ma sono anche raccoglitrici di erbe e frutti selvatici che vendono ogni settimana nel mercato locale. La loro specialità sono le marmellate a base di murta, piccole bacche rosse di un arbusto originario del Sud del Cile.

Lo chef senegalese Pierre Thiam

Si chiama Pierre Thiam ed è uno chef di origini senegalesi molto noto a New York dove è stato definito «il re della nuova cucina africana», della quale interpreta i sapori etnici con uno stile contemporaneo che si è conquistato un pubblico di tutto rispetto. «Quando cucino voglio che ogni mio piatto vada oltre la ricetta che propongo, che lasci un segno». Thiam c’è riuscito con il fonio, un cereale ritenuto miracoloso per le sue caratteristiche nutrizionali e agronomiche che ne permettono la coltivazione con poca acqua e in ambienti difficili. «Questo piccolo seme può cambiare le sorti del continente africano e in particolare della fascia subsahariana del Sahel, la più povera, quella da cui centinaia di migliaia di giovani partono rischiando la vita alla ricerca di fortuna verso l’Europa. Per questo sto lavorando affinché la coltivazione del fonio possa raggiungere i mercati internazionali».

La pescatrice Akeisha Clarke dalla Piccola Martinica

È giovane e indigena, opera in un settore, quello della piccola pesca artigianale, in cui gli addetti, che siano pescatori oppure operatori a terra, sono per la maggior parte uomini e in cui il ruolo della donna non è riconosciuto. Si chiama Akeisha Clarke e per la prima volta partecipa a Terra Madre Salone del Gusto in rappresentanza della comunità di pescatori della Piccola Martinica, a poca distanza dall’isola madre Grenada. Da poco sono entrati a far parte del progetto Slow Food Caribe che promuove la gestione sostenibile delle risorse naturali, essenziale per combattere la povertà e garantire la sicurezza alimentare.

«La maggior parte delle persone quando pensa al patrimonio culturale considera solo monumenti e palazzi storici, per me invece un maiale che vive libero nella natura rappresenta un monumento molto più bello di un bene architettonico in rovina» a raccontarci la sua visione è Christian Aguerre che nei Paesi Baschi francesi lavora insieme a un gruppo di altri produttori per proteggere la biodiversità locale, allevando le razze antiche di maiali e pecore, coltivando varietà locali di mais e ciliegie. A mettere a rischio il maiale basco del Kintoa è la bassa capacità riproduttiva, a salvarlo dall’estinzione, anche grazie al Presidio Slow Food, sono le caratteristiche della razza, che rendono facile l’allevamento allo stato brado, e la qualità delle carni da un punto di vista gastronomico.

Il Mercato della Terra di Montevarchi

«Ho conosciuto Slow Food tramite mio fratello Luca, storico esponente dell’associazione, ma solo nel 2004, quando ho partecipato come volontario alla prima edizione di Terra Madre, mi sono innamorato di questa bellissima rete e ho deciso di entrare a farne parte attiva» racconta Gianrico Fabbri, 43 anni, impiegato in una multinazionale della moda e oggi coordinatore di Slow Food Toscana. Vive a Montevarchi, in provincia di Arezzo, dove è nato lo storico Mercato della Terra di Slow Food, una realtà attiva tutti i giorni che fattura circa 1,5 milioni di euro all’anno.

«Gli 80 produttori che ne fanno parte operano entro i 40 km dalla cittadina. Per guidare le attività, è stata costituita una rete d’impresa, con i produttori e la cooperativa sociale che si occupa della vendita, e un comitato di cui fa parte anche Slow Food». Ogni frutto, ortaggio, cereale venduto al Mercato è facilmente riconducibile a chi lo ha prodotto, mentre almeno una volta al mese c’è la presenza diretta dei produttori, di chi ci mette la faccia e invita i co-produttori nella propria azienda per toccare con mano il terreno, conoscere le tecniche, il foraggio, gli strumenti. «Nella mia zona, che si basa sull’industria e l’artigianato, il Mercato è un importante canale per l’economia agricola; per i co-produttori rappresenta la possibilità di praticare la filiera breve assicurandosi freschezza, qualità e anche rapporti di fiducia tra tutti gli attori della filiera».

Hanno lavorato sull’opinione pubblica e le istituzioni nazionali partecipando anche ai tavoli di discussione del Ministero dell’Educazione per sensibilizzare sull’importanza dell’educazione alimentare e la salubrità dei pasti nelle mense scolastiche. Sono i soci del Convivium Slow Food di Praga che due anni fa hanno lanciato il progetto Dream Canteen influenzando anche la politica nazionale e contribuendo alla ratifica del cosiddetto Titbit Drecree che ha proibito la diffusione degli snack industriali nelle vending machine e nei bar delle scuole e promosso la distribuzione di merende più salutari, come frutta e verdure.

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