Cop22, l’Italia passi ai fatti

Il ministro Galletti interviene sulla Cop22, Slow Food: «Fiducia nell’operato del Governo, ma attendiamo le azioni di contenimento delle emissioni dei gas serra»

«Sarà nostro preciso impegno quello di portare avanti la sfida di Parigi e lo faremo inserendo all’ordine del giorno del tavolo del G7, che presiederemo nel 2017, proprio la lotta ai cambiamenti climatici».

Questo l’annuncio del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti nel suo intervento alla seduta plenaria della Cop22 di Marrakech che continua «L’Italia, lo dico con forza, vuole affermare davanti a tutte le Nazioni del mondo che indietro non si torna. Abbiamo avviato un processo che è irreversibile. Ce lo chiedono i cittadini di tutto il mondo, ce lo chiede l’economia globale. Siamo convinti – ha rimarcato Galletti – che una nuova economia a misura d’uomo è più forte e produce più posti di lavoro. Molte imprese e molte esperienze italiane lo dimostrano, già oggi in Italia il 40% dell’energia elettrica prodotta è rinnovabile. Ma vogliamo fare di più davanti a queste sfide, l’Italia è pronta a dare come sempre il suo contributo e a lavorare con i partner che dispongono di minori capacità e risorse o che sono più vulnerabili ai mutamenti del clima, come i nostri amici dell’Africa o delle Piccole Isole. E i nostri sforzi non saranno limitati alle attività di cooperazione internazionale» conclude il nostro ministro.

«L’impegno assunto dal Governo italiano ci induce a essere fiduciosi. Per passare dalla fiducia all’ottimismo restiamo in attesa di sapere come si concretizzeranno le azioni di contenimento delle emissioni dei gas serra, quali settori produttivi saranno coinvolti e in che modo. Al momento, ci preoccupa constatare che nella Legge Finanziaria non si trovi traccia di misure che riguardano incentivi per la riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio, Iva ridotta per i prodotti a basso impatto ambientale, recupero dei terreni agricoli abbandonati, fondo nazionale per le bonifiche» commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia.

L’incontro di Marrakech dovrebbe proprio stabilire quali interventi saranno intrapresi dai singoli Stati per trasformare gli Accordi di Parigi in azioni concrete. Speriamo che l’Italia in questo senso giochi un ruolo di primo piano e che presto il nostro Ministro ci illustri gli interventi normativi e attuativi dell’accordo.

L’impressione è però che ancora una volta sia sottovalutato se non completamente ignorato l’enorme peso dell’agricoltura industriale e dell’allevamento intensivo nel calcolo delle emissioni. Un ruolo che è assurdo non riconoscere, considerato che il solo allevamento intensivo è responsabile del 14,5% del totale delle emissioni, più dell’intero settore dei trasporti mondiale, più, di tutti gli aerei, i treni e le auto messe insieme. E la situazione non sembra migliorare: la Fao ci dice che nei prossimi 35 anni il consumo di carne rischia di raddoppiare. Proprio dal G7 dovrebbe arrivare una presa di posizione forte, condivisa e da attuarsi nell’immediato.

Come si può essere ancora sordi all’evidenza dei numeri?

 

 

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